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Le notti di Salamanca (prima parte)

 
L’estasi era immensa la sera del 6 marzo 2003. Momenti indelebili, indimenticabili, foto che ingialliranno con il tempo, ricordi di una cicatrice incancellabile, una parentesi di piccola gloria nella vita di un gruppo di persone qualsiasi. Un attimo che sarebbe dovuto durare un’eternità, frammenti di emozioni. Il tempo si è fermato per sempre sopra le teste di 8 amici, ma l’orologio correva, inesorabile e cinico. La ruota aveva fatto il suo giro come accade dai tempi dei tempi. Stop, si ricomincia, la ruota non si ferma e quelle del furgone sfrecciavano lungo la superstrada. Direzione Salamanca. Scopo: rivivere le stesse emozioni. Ma “le stesse emozioni” cosa significa? Una volta vissuta, un’emozione, una storia, una sensazione è quella e basta. Non tornerà più, e non tornerà più perché ogni volta è diversa, nuova, imparagonabile. Ed è l’aspettativa di rivivere le stesse emozioni, specialmente se forti, belle e non spiegabili a parole, porta, tendenzialmente, a vivere le cose con un velo di tristezza, con senso disorientamento e delusione per ciò che ti aspettavi e non è stato. Si dice che la storia si ripete, ma non è sempre la stessa: ci sono sfaccettature, tempi, luoghi, stati d’animo, sonorità, gusti, ombreggiature, colori, immagini, alterazioni che salano ogni esperienza in misura diversa, unica. E la devi accettare per com’è accaduta, magari analizzare per come si è verificata, capire come si evolverà, anche se poi si evolverà in maniera sempre inaspettata. Quegli otto, insieme al colonnello e Aldo, un ragazzo un perché, lo avrebbero vissuto sulla propria pelle, anche se forse non lo hanno mai capito.
Il nostro mondo rotolava sull’asfalto, posato sul mondo con la M maiuscola. I confini del nostro mondo erano i finestrini di quel furgone. Dentro le solite situazioni: chi dorme, chi scherza, chi balla, chi fantastica, chi , chi pensa, anzi, chi pensa?, ma tutto inevitabilmente con la mente rivolta in due direzioni: la sera precedente e la sera che calerà.
Salamanca è descritta da Bernardo come il paese dei Balocchi: tutto vero. Lasciata Valladolid con l’ultimo sguardo rivolto allo stadio del calcio, la strada, l’uscita della superstrada e si arriva a Salamanca con il primo sguardo rivolto allo stadio del calcio. Il centro della città, città di studenti, ragazzi nella notte, notte di luci, suoni, odori, strade affollate, folle nei locali, locali per tutti i gusti, gusti per tutti i ragazzi, i ragazzi della notte.
Si giunge al locale della seconda tappa della tournee: Athenea, o come cazzo si chiama quel posto sicuramente non adatto ad ospitare dei concerti. Mentre i Farters montavano gli strumenti e saggiavano acustica e accordature, gli altri erano in giro per Salamanca a procurare cibo ai musicisti e a cibarsi per loro stessi. Trovato il locale che culinariamente accomuna tutte le città del mondo, cioè il McDonald, e assecondato il grido di disperazione dei nostri stomaci, vaghiamo per la città in cerca di spettatori per il concerto, spettatori femminili se possibili, per assecondare un altro grido di dolore. E poi per assecondare il grido di dolore dei nostri stomaci che tentano di digerire i veleni del McDonald. Aldo, che è padrone della lingua cerca di persuadere molte ragazze, palesemente per scopi personali, ma commette gaffe su gaffe in uno stile alla Mike Bongiorno sotto effetto di stricnina, metadone, valium e aceto di vino. In buona sostanza invece di dire “concerto punk-hardcore” diceva, per non so quali epiche disavventure del suo cervello, “pampa-rock” e la gente inevitabilmente lo assecondava e con una scusa del tipo “ho lasciato il gas acceso” o “devo controllare i miei titoli in borsa” o, guardando il polso senza orologio “è tardi, ho un appuntamento con il mio psicanalista. Se vuoi te lo presento”: e tutti se la davano a gambe levate tipo Bip-Bip. E, tra parentesi, sapete che Aldo va in giro con una radiolina sul cappuccio ascoltando musica latino-disco-acchiappo? Ciao Aldo, si fa per scherzare, ci mancherebbe altro. Ma la vera carta perdente giungeva al momento della citazione del locale in cui i Farters avrebbero suonato: sconosciuto, inesistente, negozio di ferramenta, locale per gay, nosocomio, inventato. Un po’ di serietà ecche ccazzo, eh!
Insomma, si suona, acustica indecente, proprietario indecente, giustamente gruppo indecente, locale per soli disperati del bicchiere. Conseguenza: poco pubblico, ma che pubblico! Si era creata una schiera di fedeli che ci avevano seguito da Valladolid. Scaletta sulla falsariga della sera precedente, ma con clamorosa stecca di Mario nell’introduzione di Stand by Me. Anzi, clamoroso era il non aver steccato la sera precedente al Tio Molonio. Finito il concerto, elemosina da parte del boss del locale, capito? Roba della serie”Voi non siete nessuno, poca gente ecc.”, nemmeno ci voleva pagare. Oh ma noi non eravamo diventati animali da palcoscenico? Questo per riagganciarmi al discorso di apertura: sconvolti dal successo, la minore eco del secondo concerto ha creato un boomerang di malinconia e paranoia, un momentaneo vuoto che io avrei voluto colmare cavando gli occhi da avvoltoio a quella specie di barman e crudele assassino dei nostri sogni, che era, lasciatemelo dire, quel gran pezzo di merda del gestore del locale. Fatemi cavare questo sassolino dalla scarpa cazzooooo: il tuo locale non se lo caca nessuno, l’unica cosa che ha cacato il tuo locale è stato te. Infatti tu sei una merdaccia, vedi che i conti tornano? Hai tolto le speranze a 4 stupidi menestrelli rimbambiti che per tre sere volevano diventare i Nofx. Sei solo un’affarista fallito, visto che il tuo locale non lo conosce nessuno. Per mesi ho bramato vendetta, ma ti meriti quello che già hai, cioè niente, coglioneeeeeeee. Aaaaaaaaaaaaaaaahhhhhhhhhh vaaffaancuulooooooo vaffanculoooo eee come se dice in spagnolo? Lecamelos el culo? E lecchece l’culo sì brutto stronzone. Dov’è un traduttore? Parola per parola deve sapere. Mi sono beccato anche una botta tremenda all’anca mentre smontavamo gli strumenti, perché quelli del locale spostavano della roba sti bastardi. Ora sto meglio. Ancora tremo di rabbia. Savoir fair, self-control.
Dove eravamo rimasti? Ha sì, notte a Salamanca, giri, rigiri, un po’ quello che si fa quando non hai una meta. Divertimento, rimuginamenti per il concerto e poi ritorno a Valladolid per dormire. La sera successiva sarebbe andata meglio…

…continua…



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