The Farters Web
 

Le notti di Salamanca (seconda parte)

 
Riepilogo:
Freschi del successo di quel che verrà ricordato come "Il concerto del Tio Molonio", il giorno successivo il gruppo si reca a Salamanca per la seconda esibizione. La serata è opacizzata dal successo precedente, ma tutto era andato per il verso giusto, tranne l'infelice trattativa finale col barman. Notte a Salamanca, ritorno a Valladolid e....

LE NOTTI DI SALAMANCA (episodio due)

Il sole già alto da ore ci svegliò tutti. Andammo a Salamanca. Girammo per i locali. Avemmo il Rivendel (locale in cui si sarebbe suonato) tutto per noi prima dell'apertura. I Farters suonarono. Caricammo la roba nel furgone. Ce ne andammo. Fine.
Punti su cui soffermarsi: 1) i proprietari; 2) i locali in cui non potevamo entrare; 3) le prove del suono; 4) ron tre agnos; 5) il punk di Lecce 6) le street band.
Raccontare la cronologia degli eventi sarebbe come mangiare una minestra riscaldata: ripetitivo, scontato e sciapo. Allora faremo degli zoom sull'ultima notte spagnola dei Farters.
1) I proprietari del Rivendel: decisamente due metallari vecchio stampo. Uno altissimo, capelli lunghi grigi che a me ricorda l’hacker biondo con gli occhiali di X-files (il quale, tra l’altro per la cronaca, in una puntata compare con la t-shirt con su scritto JOEY LIVE). L'altro sempre alto, un po' in carne, tatuaggi qua e là, capelli neri, lunghi e ricci. E' ovvio che per loro il punk da bambini dei Farters era solo una lieve sensazione di prurito sotto le piante dei piedi. Il locale era tuttosommato arredato in maniera semplicissima, con moltissime foto simpatiche appese dietro al bancone e candele a forma di teschi: ma veramente un bel locale per essere abbastanza piccolo.
2) “No no, con quelle scarpe non potete entrare, non avete i vestiti adatti, i capelli rasta non passano, da quant'è che non vi lavate?, dove vai piccoletto?”. Io e Canizzo cercavamo di entrare nell'alta società? Macchè, cercavamo di entrare in normalissimi locali dove evidentemente... ma evitiamo di fare discorsi retorici, che alla fine si rischia di essere retorici e monotoni. Senza polemizzare ci guardavamo negli occhi e pensavamo l'un dell'altro: "guarda che faccia da drogato, ce credo che non ci fanno entrare"; "guarda che faccia da psicopatico , se te fanno entrà scoppia la rissa da saloon". Poi ci giravamo verso colui che si opponeva al nostro ingresso: ammazzà oh che bigghe gimme, frac, auricolare, galoshe ai piedi, moquette in testa e segatura dentro la testa. Canizzo farfugliò parole in aramaico o in calabrese, non saprei dire, e dopo aver mandato a farsi fottere quel pupazzo proseguimmo per la nostra strada, con le nostre scarpe e un cappello per le elemosine.
3) I farters, nelle ore precedenti il concerto, dovevano sistemare gli strumenti e provare l’acustica e stronzate simili. A tal proposito il buon Lorenzo si era improvvisato senza farsi pregare (e se qualcuno lo avesse pregato sarebbe stato sicuramente per non farlo) tecnico del suono e ci si era messo d’impegno; Bernardo non era soddisfatto e provava e riprovava: era teso, non stiamo a girarci intorno; lui e gli altri tre che sempre avevano da sparlare sui “metalloni” questa volta erano nella tana del lupo. Ma poi , adesso che ci penso, che cazzo si era messo in testa Bernardo? Di trovarsi di fronte ad un pubblico che usava i capelli come ventilatori, che faceva roteare le catene in aria, che l’odore di pelle avrebbe saturato il locale? Si sarebbe trovato di fronte a gente che si tagliava le braccia coi coltelli e si leccavano il loro sangue, che girava tutta incazzata e col polsino coi spunzoni di ferro (non conosco il termine tecnico)? Mah. E secondo me lui s’immaginava come avrebbe dovuto comportarsi per soddisfare un simile pubblico: spogliarsi e frustare Mario mentre Aimone beveva Alcool e sputava fuoco in faccia a Jacopo che slinguazzava come Atoragon coi capelli e la barba in fiamme. Mario vestito con calzoni di pelle, stivali e chiodo a petto nudo, con lo spacco aperto sul culo, perché aveva cercato di piegarsi: brr sembra un maritozzo incelofanato. Aimone col naso infarinato per le numerose strisciate, per sbaglio ingoia l’alcool e comincia ad ardere internamente e la folla s’inferocisce ancora di più, mentre ormai Jacopo è solo un ceppo fumante ormai inerme ed è allora che Bernh punta la mora, rossetto nero, tacchi a spillo e tette sode, che con un bacio gli fa piombare i ciglioni in gola e lui schiatta lì con le contrazioni nervose che a poco a poco si affievoliscono.
4) II Rivendel per diverse ore era tutto per noi: chiuso al pubblico e quindi vuoto, senza i mitici proprietari citati al punto uno. Diego capì subito che gli dei del bicchiere capitanati da Mr. Jack Daniels lo avevano scelto: lui doveva vincere una scommessa con se stesso e con la vita. L’occasione era di quelle che ti capitano una sola volta in dieci vite, l’ obiettivo era bere fino a che ti senti il re del diamante pronto a spedire nel parcheggio l’ultima palla, quella del fuoricampo che dà la vittoria del campionato e mentre fai la corsetta, decine di majorette invocano il tuo nome e all’ultima base sexy casalinghe, segretarie, infermiere e domestiche, ti sommergono per festeggiarti. Ostacoli durante la missione: l’eventuale improvvisa entrata dei proprietari (non so se mi spiego) e il diminuire le quantità di liquido dalle bottiglie in maniera come dire invisibile. La sfida era stata lanciata e ben presto ne prendemmo tutti parte. Tutto filò liscio. Ron tre agnos a rota divenne leggenda.
Certo, dopo si accorse che ad essere stato spedito nel parcheggio era lui, e che le sexy che gli montavano sopra era la folla che lo calpestava mentre ballava al suono dei Farters. Oltre al danno pure la beffa.
5) Una breve parentesi: abbiamo conosciuto un punk, ma un punk vero, con tanto di anfibi e crestone e non veniva da chissà dove ma bensì da Lecce. Neanche ci eravamo presentati che già si era messo a discutere sul fatto che la Castiglia era conservatrice: va beh. Dunque dicevamo pugliese, come il colonnello ed allora immaginatevi questo punk sul metro e ottantacinque, ma punk punk eh, e il colonnello, piccolina col visino d’angelo, parlare in salentino in questa Castiglia conservatrice, in un locale di metallari mentre suonano i Farters piuttosto che gli Overkill o i Motorhead o i Nuclear Assault.
6) Un’ultima nota di colore per dirvi che la serata non era solo metal e punk. Fuori, per le strade c’erano piccole bande di giovani improvvisati rapper che si impegnavano a cantare sopra le basi musicali e magari anche a breakkare. Con le sinfonie alla Eminem per le strade, noi, stremati e in preda alla fame (mangiammo diversi perriti calienti e bevemmo le ultime Mahou), caricammo il furgone e salutammo Salamanca.
Dovevamo Tornare a Perugia, passando per Valladolid: non anticipo nulla su quel che successe. Vi aspetterà l’ultima puntata (finalmente) di questo tour spagnolo giunto alla conclusione.



Per informazioni: info@thefarters.com