The Farters Web
 

Ritorno a casa

 
L’avventura in terra spagnola della sbandata band e dei sui sbandati amici volgeva al termine e in una notte fresca e umida il furgone tornò a correre verso Valladolid. Partimmo. Alla guida c’ero io, ed il branco di pirati compagni delle scorribande, di saccheggi e razzie erano affossati nei loro posti in preda alla sonnolite acuta. Nell’ordine li ripresentiamo:
1) Bernardo, più noto come Bernh, Berni, ma c’è anche chi lo chiama Merdardo. Secondogenito della famiglia Romizi è il cantante-chitarrista dei Farters; iperattivo, studia nella facoltà di Scienze politiche a Perugia, all’epoca dei fatti è in Spagna per un viaggio-studio erasmus. Gioca nella squadra di baseball di Perugia e il suo hobby preferito è il cosiddetto pasturo con le ragazze, arte in cui si dice abbia grandi potenzialità ma scarsità di risultati. Da ricordare che è stato fidanzato per un lungo periodo; nota vamp frequentatrice dei salotti più in dei posteriori delle auto, lei, anonima per volontà del Nocciolo, ruppe all’improvviso col nostro beneamato che le ha dedicato quasi tutte le canzoni. Il terremoto cardio-celebrale si è evoluto con l’inizio di una rigogliosa nuova era per Bernardo (vedi pasturo), mentre per lei si ripercuote ancora fino scomparire nella nebbia. Sogni nel cassetto: trovare una brava ragazza, essere il dio del punk e giocare almeno una partita da titolare.
2) Aimone, detto Aimoncio, Aimò, Regazzì e Moccioso. E’ il terzo di Casa Romizi (a questo punto citiamo la primogenita Diletta ; tra l’altro la vedrei bene come sfondo per le pagine del Nocciolo duro, non nuda ma in lingerie nera), batterista dei Farters dalle grandi aspettative vista l’età. La fonte non è sicura, ma dovrebbe frequentare il primo superiore. Per la grande delusione delle sue fans, è fidanzato con tale biiiiip (in un’intervista al fratello Bernardo è definita “grande fica” e che se poteva ci avrebbe provato lui (vedi pasturo) (la notizia è riportata senza tagli)). Il suo hobby è andare sullo skate (da un passaggio del suo libro “Le mie strade – storie di prostituzione” uscito il 4 luglio in anteprima negli States: “…sk8are è tutto per me…”). E’ affetto da una recondita brama di cibo, non fidatevi delle sue fauci. Sogni nel cassetto: uno lo ha già realizzato ed è stato conoscere Tommaso Passalacqua, detto Tota, veterano asso dello skate perugino; sogna di diventare campione per un giorno de “La Ruota della fortuna”.
3) Jacopo, abbreviato con Jap. E’ il chitarrista dei Farters e non ha particolari ambizioni. Uscito malconcio da una storia d’amore, in pieno stress da esame di maturità che supererà poi brillantemente, rasenta per un breve periodo il mondo degli alcoolisti. Ne esce grazie alla terapia di gruppo attuata nella terrazza di Casa Righi-Canino. Si iscriverà poi alla facoltà di mediazioni linguistiche e farà presto parte della squadra di calcio a 5 degli Isotopi. Sbarca il lunario facendo saltuari lavori come manovale per le installazioni provvisorie dei palchi per concerti.Grande lettore, ama letteratura e filosofia ed è tifoso interista, la più grande scommessa della sua vita. Sogni nel cassetto: festeggiare uno scudetto (con gli Isotopi, non per l’Inter. Per i miracoli non siamo attrezzati, in entrambi i casi), trovare la cometa giusta che lo proietti verso la celebrità.
4) Mario, il nostro Marione, Mariolone, Mariona, Mario del Rode House, Merio, Merdaccia, Drogato, Ollio, Mario Merola. Bassista dei Farters, gode di una certa popolarità in seno all’acropoli perugina e in tutta la città. Figlio unico, cresce ad Assisi e si trasferisce poi a Perugia frequentando le scuole nel quartiere centrale del Bellocchio ,dove subirà l’influenza di personaggi di cui è sconsigliato citare il nome. Vissuto poi a Lacugnana ed iscritto al famoso Istituto Tecnico Commerciale Aldo Capitini, verrà a contatto con altri figuri che ne segneranno l’esistenza. Frequentatore delle sale da biliardo più infide del centro storico trova in queste bettole una specie di seconda casa. Uomo di grande fede e sport frequenta assiduamente i Salesiani del Don Bosco e si diletta nel gioco del soft air, dove farà il cecchino, più che altro per la sedentarietà del ruolo. Dello stesso periodo sono i suoi tentativi di far fortuna con Herbalife (non sto nemmeno a spiegarvi cos’è): congressi, giacca e cravatta, bella vita. I 18 anni, la patente, la mitica Orion grigio opaco. L’amore per una donna lo porta a rivedere l’uomo che ne segnerà il triste declino: il famigerato Borri Alessandro, che lo farà piombare in un vortice dal quale non risalirà più. Il Borri, insieme a Sani Marco, chiamato Nonno per la mancanza del cuoio capelluto sul 100% della calotta cranica e di seguito alla mia conoscenza, sarà il protagonista principale delle degli anni a cavallo del millennio. Periodo culminato con il famoso ed ormai epico inverno al “vecchio Cantiere” ed alle vacanze estive a Misano Adriatico ed in Spagna con un Berlingò (dove si unì a noi il cugino del Borri, Flavio. I due venivano soprannominati Fratelli Karamazov). Anni di perdizione, fumate, rigetti. Ed arriva un nuovo trasloco, questa volta a Castel del Piano: ora Mario è un programmatore di computer stimato ed apprezzato col solo vizio del piccolo ritardo giornaliero stimato sulle 2 ore e mezzo. I suoi sonni profondi hanno il sapore dell’orso in letargo. La conoscenza di Canizzo segnerà una nuova primavera per Mario e l’ennesimo nuovo domicilio lo porterà a coabitare col Canizzo stesso nel loro attuale appartamento sopra l’Arco Etrusco. Intanto si è iscritto nella facoltà di informatica, potendo così colmare le distanze che lo dividono dal gota della materia, comprese lunghe soste al bar e alla mensa. Sì è inoltre candidato al ruolo di prima punta nella squadra degli Isotopi, promettendo 20 gol: non può deludere dopo le numerose dichiarazioni fatte ai giornali,ma c’è già chi chiede la sua testa. Staremo a vedere. Sogni nel cassonetto: traffico e consumo internazionale di droga, violazione delle banche dati del Pentagono, segnare veramente 20 gol (sovvertiamo le regole della natura?), dare alla buca nel divano la giusta forma del suo culone. “E segna sempre lui, e segna sempre lui: si chiama Mariolone, si chiama Mariolone…” è il grido d’incitamento dei tifosi che troppo spesso devono sopprimere il proprio urlo in gola, causa i troppi errori della punta spuntata.
5) Lorenzo, soprannominato Giglio. Di lui posso dire ben poco: gran sognatore, vaga tra la realtà di una vita sospesa sopra le nostre teste e la sospensione delle nostre teste schiacciate dalla realtà. Un tipo da cafè, un artista di strada perduto nel tempo, un irlandese sciancato, un viaggiatore onirico. Amante della cultura, dei sapori particolari, della musica dub, dei suoni, delle percussioni, dei colori. Di lui so soltanto che sta facendo il servizio civile e chissà che non provenga da qualche universo parallelo o dagli anni sessanta. Di lui hanno detto: “prodotto dei nostri tempi” (Fred Withman), “incarna i nostri desideri e le nostre paure” (Crepet), “potrei farci dei soldi con lui” (Pacini Battaglia), “Filosofo di Merda” (Diego), “E’ mio figlio” (Vasco Rossi), “Buon lavoro” (Galliani), “istrionico e bellissimo” (Malgioglio), “E’ un pericoloso comunista” (Fede), “Ma vaffanculo và: stai lì a rompe i cogl?$##!!|ç….sto rompic””3$$%%& ()=(&%<ra volta…cbz&%£ç§__________” (Galeazzi). Jacopo, il fratello disse: “tentò di farmi mettere una mela in testa per colpirla con la balestra”-“E lei cosa fece?”-“Che discorsi sono, certo che ce la misi” (vedi tifare l’Inter). Insomma Lorenzo è un giglio in mezzo al deserto e un giglio è Lorenzo cresciuto sull’asfalto. Sogni nel cassetto: è già appagato, ma cercherebbe volentieri la verità dietro un cartellone pubblicitario a Philadelphia o tra la steppa fredda e arida delle campagne di Novozybkov.
6) Diego, meglio conosciuto come… Diego. Ebbe i natali a Ponte San Giovanni, paese che per sue stesse dichiarazioni odia; lavora in una vetreria a Torgiano. Tipo tranquillo col mito delle ragazze nordiche, alte, bionde, fredde, glaciali negli occhi che gli fanno girare la testa. Ha i capelli lunghi che tendenzialmente porta legati, barba di un giorno e mezzo. Ma Diego ha un’identità segreta, la notte si trasforma: montgomeri , capelli sciolti e occhi rossi e diventa Don Diego. Don Diego compare all’improvviso. Esperto di vini, ne può degustare a migliaia, Don Diego prende il via e dai vini e passa ad altro e ad altro ancora; la sua ugola diventa come le sirene che suonavano in città prima dei bombardamenti e diventa pure campione di freccette. Uno, un solo episodio rende l’idea delle capacità di Don Diego: La notte di Pasqua 2003 rimarrà nella storia perché Don Diego in grande forma, senza dormire tornò a casa la mattina verso le undici e non pago fece pure colazione con tanto di bicchierone di vino benedetto. Sogni nel cassetto: tornare e restare nelle Isole Lofoten.
7) Valentina, ovvero il colonnello. Un vero mistero. Pugliese di Lecce, molto carina. Le sue incazzature notturne le hanno valso i gradi di colonnello. Una notte Mario rischiò la vita perché dopo una sclerata non riusciva a non ridere; se lei gli avesse imposto solo due, dico solo due flessioni, a quest’ora piangeremmo sulla lapide del buon Marione. Carattere forte, ma anima dolce e tranquilla, dopotutto è donna e le donne sono più misteriose di Lorenzo. Per saperne di più su Valentina consultate Bernardo o comprate il calendario fatto con le sue foto in pigiama. Sogni nel cassetto: ah, penso sia diventare una donna in carriera e stritolare ogni uomo quando le si presenta nel suo ufficio con l’aria da “questa me la scopo” (vedi pasturo e tifare l’Inter).
Il furgone aveva quasi concluso i 100 km da Salamanca a Valladolid, dormivano quasi tutti e soprattutto dormiva Bernardo, così la strada per casa la potevamo ritrovare subito. Non come la sera precedente che con lui alla guida per le vie di Valladolid abbiamo girato in tondo per 53 minuti e rotti; che poi, tra l’altro voleva guidare lui sin da quando siamo arrivati: ce ne ha fatte saltare di coronarie! mah.
Fatto sta che arriviamo a Valladolid e con una fretta tremenda da quant’era tardi, tant’è che Lorenzo conversava tranquillamente in cucina con Valentina, carichiamo le ultime cose. Ci congediamo con Aimone, che prenderà l’aereo, con Bernardo e con Valentina.
So quello che vi state chiedendo: “non manca una persona tra le ripresentazioni? Ebbene no, perché ne mancano tre. Vi ricordate di Aldo?
8) Aldo. Si definisce Aldaccio, girovaga con una radiolina che trasmette orrenda musica disco-latino-acchiappo come l’avevo già definita. Dovrebbe essere delle parti di Ancona e il suo unico obiettivo è divertirsi e cuccare le ragazze fino all’ossessione. Le sue tracce si perdono al momento della partenza da Salamanca. Avrebbe cercato la fica per trombare e per dormire. Buona fortuna Aldo. Sogni nel cassetto: cuccare, cuccare, non dormire mai più in una panchina.
E così lasciamo Valladolid, è notte fonda, saranno quasi le 4. Dormono tutti, l’autopista è deserta se non per qualche TIR di tanto in tanto. La temperatura è bassa e nebbia stratificata a 3-4 metri da terra dà la sensazione di camminare in una stanza con il soffitto. Sullo sfondo le montagne. Degusto le mie Ducados, tabacco nigro che impesta il furgone e parto con il penultimo, colui che era in orbita lunare da quanto dormiva.
9) Canino Giuseppe, o Canizzo, Cagnù, Giusy, Peppe, Drogs, Merdaccia. Nato a Marcellinara in Provincia di Catanzaro, compare a Perugia nel 2000 per motivi giudiziari. Ricercato per aver violato tutto il codice penale, è esente solo dall’accusa di spaccio di sostanze stupefacenti, ed essere recidivo per i reati di falso in atto pubblico e violazione della clausola compromissoria. Venne catturato nell’86, all’età di 6 anni mentre stava presiedendo una riunione per organizzare le nuove strategie del clan. Latitante dal 1991 quando sfruttò il clamore per l’eliminazione della nazionale italiana di calcio da Euro ’92 in Svezia. Il paese era nella fase di passaggio da Vicini a Sacchi e Canino scappò. Al momento della fuga era rasato a pelle e vestiva da ultimo baluardo dei paninari. Non si seppe più nulla fino a 9 anni dopo quando l’incontro con il re dei ruspi, Borri, sempre lui, il famigerato, lo riportò a nuovi fasti nel mondo del crimine. Si dice che in un incontro con Andreotti ottenne l’immunità e un bacio in bocca. Ora, pentito eccellente, il numero 2 di cosa nostra tiene in pugno tutta la storia d’Italia e del mondo degli ultimi 20 anni. Gli è stato anche concesso di essere il centrocampista metodico degli Isotopi. Sogno nel cassetto: comprare la Jamaica, fare il nome di Mario nel maxi-processo sulle tangenti per l’affitto della casa sopra l’Arco Etrusco. Borri, il numero uno, l’innominato, pare che la faccia franca ancora una volta ed è tutt’ora latitante.
Il chiarore in cielo aumentava, si sveglia Diego, o Don Diego, Lorenzo non si sa se è sveglio, se sogna di essere sveglio, se è sveglio e sogna ,se sogna di sognare di essere sveglio o semplicemente sogna. Gli altri sono pietre posate sul terreno.
Ormai il cielo è celestino chiaro e noi sbagliamo strada. Il casellante, tipo identico al baffuto cronista dei Celebrity Deathmatch ci regala la cartina della Spagna. E’ giorno pieno e a metà mattinata, a Saragozza, do il cambio a Diego. Le pietre si sveglieranno solo più tardi, quasi in Catalogna. I cambi si susseguono, a Barcellona cominciamo a risalire verso nord. Siamo già tutti svegli. Al confine tra Spagna e Francia pranziamo. Alla ripartenza un fatto che poteva avere risvolti drammatici: tratto di strada a 3 corsie ,noi su quella più destra; incrociamo una macchina che viene giù dalla terza corsia di sorpasso ,in CONTROSENSO. Noi tranquilli, passa mezzo minuto e ci guardiamo negli occhi. Senza commento.
Ormai era primo pomeriggio e io defibrillavo per il risultato di Modena-Perugia. 1-1, buon risultato. E noi sempre più vicini a casa: Montpellier, Marsiglia, sosta per comprare il tabacco a Amsterdamer al famigerato Borri, e Mario compra quello da pipa, il cojò. E’ notte, quasi al confine, simpatico aneddoto tra Canizzo e la casellante francese e poi si è in Italia. Subito un buon caffè. A Genova, tratto più brutto, ,guida Jacopo. Ormai eravamo vicino alla meta: Savona, La Spezia, Lucca, Pistoia, Firenze, Arezzo, uscita a Val di Chiana ,le prime immagini del Trasimeno di notte. Alle 2 siamo a Perugia.
Ma non è finita, bisogna scaricare gli strumenti a casa di Bernardo, casa reduce dalla festa della Diletta. Distrutti, io reduce di guerra, con un po’ di mal di gola e un orzo in un occhio. Gira gira siamo andati a dormire tardissimo e Mario pronosticava tutt’altro.
L’avventura è finita, tuttosommato l’aria perugina fa un gran piacere respirarla, mischiata al senso di nostalgia. Però: che settimana.
Ma ora ne manca uno.
10) Marco, o Marchino, il Nocciolo, il Tigno, ricordato anche come Tignaccio. Di lui si sapeva poco o niente. Dicono che sia nato a Perugia in un imprecisato giorno di Gennaio nel 1980, quando Tomba si avviava ad essere un campione sulle pista da sci. Era l’anno che il Perugia era per l’ultimo anno in Serie A e stava retrocedendo solo per ritornare nella massima categoria 15 anni dopo. Il Tigno mosse i sui primi passi sui carboni ardenti e si fiondava con il triciclo giù per le discese intorno a casa, cadendo sull’asfalto. Crescendo, crescevano anche i ricordi delle sbucciature procuratesi con la bmx. Frequentò le scuole a San Marco e Montegrillo, per poi indirizzarsi all’Ist. Tecnico per Geometri. Il suo motorino, un Benelli a marce pagato 1 milione e centomila lire al Mercatone di Perugia, lo porta a scuola ogni mattina. Poi la patente la Panda come prima auto. Il Tigno uscirà illeso da un terribile incidente uscendo strisciando dall’auto capovolta: da quel giorno la schizofrenia si spinse cosi avanti fino a rendere necessario l’intervento di unità speciali d’assalto. Ad ogni suo movimento ci sono due Caccia pronti a decollare dalla base più vicina. Amante del calcio, è tifosissimo del Perugia e odia tutto ciò che sta portando il calcio al collasso: pay tv, ingaggi alti, doping e Mario (vedi dichiarazioni e sterilità in attacco). E’ decisamente il motore degli Isotopi, freccia alzata e lancetta sopra i 60 e resistenza. A tal proposito viene definito terzinaccio dai malpensanti (vedi Mario). Il suo motto è: non mollare mai. Tra i suoi hobbies troviamo il modellismo ferroviario e la pornografia. Il suo gruppo preferito sono i Ramones e appena sente rap, hip pop, cip ciop e li mortacci loro viene assalito da un senso di soffocamento. Sogni nel cassetto: costruire un plastico ferroviario in scala H0 con linea a doppio binario come requisito minimo, ambientato in Italia, epoca III-IV; salvarsi con gli isotopi e….
Fine. Da Perugia a Valladolid, a Salamanca, tre concerti, 7 notti, tante situazioni fino ad essere di nuovo a Perugia mentre vediamo Aimone volare sopra le nostre teste e Bernardo esiliato ancora per qualche mese. Non è finita perché chiuderò i racconti spagnoli con alcuni episodi e flahsback non narrati. Se vi siete divertiti non lo so, forse vi siete offesi, indignati, avete sputato sulla mia foto, o avete riso , sorriso, de riso …come me vie dda ride…
In fondo domani è un altro giorno e io, francamente, me ne infischio.
Anzi, me ne sbatto i coglioni.

P.S.
Dalla regia mi giunge l’ordine di fare alcuni chiariementi: umili scuse alla ex consorte di Bernardo; Canizzo, Borri, Sani e tutto il clan sono persone pulite e rispettabili; grazie a Lorenzo, Diego, ai Farters.

Interpreti in ordine di alfabetico

Aimò....................................................................Aimone
Aiutaci Tu.............................................................Arbitro
Aldo……………………………………………………………………………….Aldo
Bernh…………………………………………………………………………….Bernardo
Canizzo…………………………………………………………………………Giuseppe
Colonnello……………………………………………………………………Valentina
Diego.........…………………………………………………………………Diego
Don Diego……………………………………………………………………Diego
Fanciulla………………………………………………………………………Anonima
Fuckadies……………………………………………………………………Fuckadies
Furgone……………………………………………………………………Ford Transit
Jap………………………………………………………………………………...Jacopo
Lorenzo...............................................................Lorenzo
Marione................................................................Mario
Nocciolo………………………………………………………….............Marchino
Vigile……………………………………………………………………Com. Figueraz

Qualsiasi riferimento a fatti o persone reali è puramente casuale, però è tutto vero, soprattutto ciò che pensate che mi sia inventato.

Si ringrazia inoltre il Comune di Valladolid, il Comune di Salamanca, la Guardia Civil di Valladolid e Salamanca, Il corpo forestale dello Stato, il Ministero dei trasporti, il Ministero di Grazia e Giustizia, il penitenziario Regina Coeli di Roma, Cotonella che ha firmato le guepiere di Jacopo, la Gesenu che ha fornito Mario, tutti i sarti che hanno accorciato i vestiti del Nocciolo, il barbiere di Jacopo, la nutrice di Aimone, la catena di supermercati dei Farters che ha gentilmente concesso gli alimenti ad Aimone, RM estintori per aver fornito la controfigura di Mario durante gli spettacoli, Ford per aver commercializzato il Transit, l’FBI per non aver rivelato l’identità segreta di Diego, Vileda per aver truccato Canizzo, Mahou fornitrice di birra, la SIAE che ha riconosciuto che le cover non ricombaciavano affatto con le originali, le banche che hanno finanziato i finti fans, Lorenzo per essere stato se stesso, i Cumuli Nembi and Cricket Club per la presenza, Valentina per l’ospitalità, i tiratori scelti per non aver esploso colpi sul Nocciolo, tutti gli spagnoli amici di Bernardo che non solo sopportano la sua presenza ma sono venuti pure ai concerti da lui indetti, il Signore e la buona sorte che hanno vegliato su di noi e tutti coloro che si chiederanno “Perché?”. Ma soprattutto si ringraziano Jacopo per aver fatto vibrare le corde della sua chitarra, Aimone per fatto vibrare i cuori delle fans americane, Bernardo che ha organizzato tutto e scatenato orde barbariche in delirio. Ma quello più speciale va a chi reso possibile tutto questo: dalla nascita dei Farters, alla creazione del sito, all’Angolo del Nocciolo duro e a dato vita alle gag più esilaranti della vacanza, il vero mattatore, il lobotomizzato, un altro cervello in fuga dall’Italia (senza il corpo). Grazie Mario, se questo è un uomo? Io rispondo: “So solo che non una donna, perché Bernardo non ci ha provato.”



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