The Farters Web
 

Autumn in Perugia

 
Mi avevate lasciato sulla strada e mi ritrovate… sulla strada. Ma quella del successooooooooooo!!
Sssh, non lo dite in giro, ma in città le voci corrono, la gente vocifera, non sa niente nessuno ma tutti ne parlano. Al supermercato tra scaffali e caroprezzi dicono che ne abbia tutti i mezzi; dal barbiere dopo taglio e rasatura c’è il totocandidatura e dalla parrucchiera, che delle pettegole è il regno, se ne parla senza ritegno. In banca poi, tra bonifici, rapine e interessi tipo usura, nessun dubbio e paura: vincerà l’uomo di bassa statura. Ovunque è una mania, persino in Romania. Pensate che al sarto gli è già venuto un mezzo infarto e la biblioteca vuole il premio nella teca ma è già promesso all’enoteca. Al bar mi dicono “Ciao Zar”; tutti a ciarlare, ciarlare e ancora ciarlare: in Comune hanno pure smesso di lavorare, non che prima lo facessero, bisogna pur dir quel che è vero. Vie, piazze, negozi, rioni, fabbriche, discariche, cantieri, aule giudiziarie: in poche parole il giudice e l’operaio discutono dal macellaio e non solo loro attendono che dal cielo piova questo dono, che dia gioia pure al boia che mangia olive in salamoia. Tutto questo succede mentre cadono le foglie che la bambina triste chinandosi raccoglie e rialzando il viso scorge un figuro avanzar senza sorriso. E proprio questo succede mentre Mario mastica e cammina come un dromedario, passando sotto al lampadario, coperto solo da un sudario sporco, nero come le vesti di un vicario. E succede mentre transita l’autunno che ha gli occhi di un alunno, malinconici, ossessionati da pensieri claustrofobici. Occhi riflessi sul vetro, che i sapori dell’estate si portan dietro e sulla spiaggia i brevi amori, momenti intensi dai mille colori. Le urla di rabbia all’una sulla cocente sabbia e in mare un tuffo per renderti a lei buffo con in cielo una spumeggiante nuvola dal grigio ciuffo. E ora la rivede la nuvola che veloce procede, un’istante col volto dell’estiva amante e una nostalgica sensazione della troncata passione che le pupille lievemente bagna, e rami secchi e vento torna a volgersi alla lavagna con la mente che sul passato ristagna. Accade mentre il lavoratore la mattina al freddo scalda il motore, in ufficio si lotta per un posto da ottenere ad ogni costo e la voglia solo di tornare a casa dalla figlia. In città c’è trambusto, anche quand’essa dorme con gusto. E la mamma sul davanzale i gomiti appoggia osservando l’impeto della battente pioggia, aspettando il pulmino che gli riporta a casa il bambino. Di bocca in bocca passa la notizia e raggiunge anche la più infida via dove la prostituta sulla strada è sbattuta e il povero barbone non ha altro che un pezzo di cartone e tutte le speranze basa su quella panchina trasformata in casa. Ne parla anche l’assassino che osserva il cadavere supino portare via con sé il sole e tutti i perché, di un gesto che chiude tutte le porte e lascia solo le mani sporche di morte. Su, ormai ho reso l’idea dello scalpore che questa novità crea. Non si percepisce altro che un gran brusio e quel che si sente è il nome mio, associato a gloria e presagi di vittoria.
Con l’arrivo dell’autunno tutto sembra essere rallentato alla velocità di crociera marioloniana, o perlomeno questa è la mia sensazione. Alcuni potrebbero dire che il solleone riduca, per ovvi motivi le attività motorie, e può anche essere vero, ma il discorso che faccio io è basato su aspetti prettamente sensoriali. Perché l’estate è sinonimo di libertà: libertà che dà un costume, che dà una giornata lunghissima, che dà l’atmosfera vacanziera; libertà che svincola tutti da tutto. Dal pudore, dalla timidezza, sensazione di respiri profondi, soprattutto i piedi respirano e gli altri respirano quello che emanano i piedi. Ombelichi al vento, festa tutti i giorni ecche è il paradiso? C’è anche l’afa, ci sono 40 gradi, alzarsi dal divano diventa impresa olimpica..eh non è tutto oro quello che luccica…è anche sudore sulla testa dei “simpatici pelatoni”. L’autunno, invece, risveglia gli animi un po’ più sensibili, anche quelli più sensibili al freddo. L’aria si raffredda, ma ancora persistono giornate restie ad abbandonare l’atmosfera estiva. E comunque l’estate ludica e sbarazzina è alle spalle. I maglioni cominciano a coprire le sinuose forme dei corpi, sferzate di venti freddi e glaciali si alternano a soffi di caldo scirocco. In cielo si contrastano azzurri profondi e nubi cariche di pioggia che immalinconisce le persone. I prati sono una distesa di giallo e rosso bruciato, dalle case i primi sbuffi dei camini. La nebbia si stende sulla città e provoca l’effetto di una scatola chiusa che verrà riaperta fra sette mesi. E allora la gente si nasconde, le case si ripopolano, i locali tornano ad essere gremiti e t’aspetti, o speri, di ritrovare gli stessi ritmi abbandonati da giugno.
Ai tempi della scuola il divario era più marcato: l’estate era una sfrenata orgia di divertimento che ti faceva perdere qualsiasi cognizione di ogni cosa. A metà settembre tutto svaniva ed eri sospeso tra la delusione della famosa estate che sta finendo e la macchina scolastica che ancora oliava gli ingranaggi ed anche i sapori dei giorni autunnali in attesa di feste e “ponti” e di quel sabato che credi sempre che porti con sé qualcosa di magico e per il quale tutti si preparano, erano diversi. Ora con il lavoro, tutto è monotono ed ogni dì è uguale al precedente e così l’estate è solo una rovente gabbia da cui vorresti evadere e non ti bastano nemmeno i pochi giorni di sospiri di sollievo per “staccare la spina”. E se l’estate ti vede prigioniero, l’autunno riporta una pace inaspettata. Certe menti potrebbero leggere tra le righe una serpeggiante invidia agostana con vendetta novembrina. Però sembra vero che il ritorno dei primi freddi, che una volta erano il passaggio alla fase siberiana del generale inverno ed ora sono colpi mortali a tradimento, suggellava un cambiamento sostanziale prima di tutto della persona interiore che conseguentemente si ripercuote nei comportamenti. Oggi è noto che non ci sono più le mezze stagioni, e quindi non ci sono più le mezze misure e neanche quelle più piccole: infatti vendono taglie da cestisti e ai fantini non ci pensa nessuno? Se dessi retta a loro andrei in giro come un rapper, bleah che schifo. Ora come ora l’unico obiettivo è cercare di armonizzare lavoro, riposo e divertimento: se segui gli amici universitari faresti baldoria 25 ore al giorno ed eccoli lì che si indignano perché loro studiano. Devi preparare 6 esami all’anno!! E già lì che ti riassumono le montagne di libri da decifrare. I lavoratori invece che fanno? Lavorano, appunto, mica stanno a fare un cazzo. E picchieremelo e aripicchieremelo, chi studia (?) non ha soldi ma tempo a iosa, chi lavora ha soldi (?) ma tempo poco e al divertimento non rinuncia e sennò che si campa a fare? Oh ora si apre un altro filone d’indagine: voi giovani pensate sempre al divertimento, quand’è che crescerete, se studiate dovete farlo con profitto e che siamo coglioni che paghiamo a voi l’affitto? Se lavorate dovete farlo con spirito di abnegazione, passione e voglia di fare. C’è un detto che dice: “Il lavoro è nulla senza talento, il talento è nulla senza lavoro”. Sapete chi è che ci rimette davvero? Il paese! Saremo la forza traente del prossimo futuro e cosa ne faremo di questi “Fratelli d’Italia”? Ma lasciamoli stare, sono giovani…giovani?, giovani un cazzo che per organizzare una partita di calcetto hanno bisogno del personal trainer, ma non per giocare, ma per alzare il culo e comporre un numero di telefono!! Ai miei tempi si moriva sulle montagne del Carso, oggi si piagnucola di fronte a una pantofola finita sotto il letto!!
Ma dopo essere andati fuori tema sin dalla prima riga, continuiamo a sbandare. Da qualche parte ci fermeremo. E quello sarà il luogo in cui ognuno di noi troverà il giusto equilibrio. Una via di mezzo tra lo stressante iperattivismo manageriale: velocità, correre, guadagno, chi si ferma è perduto e ma và a morì ammazzato, e il placido, indifferente, menefreghista, pigro e svogliato rilassamento del nullafacente: e và beh, dopo, poi, domani, tra una settimana e ma vaffanculo (Non ci vedete un po’ Mario nel secondo caso?). In questa via di mezzo io vedo che si incastra bene la stagione autunnale, mix della ripresa delle attività e periodo di introspezione. Pensate ad una giornata di duro lavoro o studio e poi nel momento distensivo la tua attenzione è catturata da piccoli dettagli su cui inconsciamente ti soffermi e lì ci incastelli pensieri e mondi che ti allontanano dalla realtà per un attimo che sembra due ore o due ore che sembrano un attimo.
Ora voi vi starete chiedendo: “ma perché ci dice ciò?” E ora pensate “adesso legge anche nel pensiero”. Dico questo innanzitutto per condurvi alla noia più totale, secondo perché vorrei andare a citare le controindicazioni su quanto già detto. Se si crea una via di mezzo, quella sopraindicata, al contrario, si crea l’essere più…lascio a voi i commenti…si crea per dirlo con una sola parola, il Tigno, con la T maiuscola perché è uno e uno solo, anzi è uno e latrino, per fortuna o sfortuna, dipende dai punti di vista. Che intendo per via di mezzo al contrario? Una sorta di materia e non materia, e non di bianco e nero. Quindi leggere attentamente le avvertenze è importante perché saper cogliere nella giusta misura le occasioni fornite da impercettibili microscopici cambiamenti della situazione spazio temporale, significa andare ben oltre l’apparire delle cose. Eh già tu parli, ma qui non ci stiamo capendo più niente. Riscoprire sapori, immagini, situazioni che come un flash ti riportano alla mente momenti vissuti da bambino, il pulviscolo visibile solo attraverso un raggio di sole che entra dalla finestra, il motivo di una canzone sconosciuta che ti rimane in testa e ammalia i tuoi momenti di solitudine e lo spezzarsi dell’incantesimo quando trovi la canzone che ascoltata tutta per numerose volte non da più le sensazione che ti aspetti, le emozioni della sofferta ricerca di un qualcosa, di uno scopo ed una volta trovato od ottenuto rendersi conto che il momenti antecedenti al fatto sono i più belli e significativi. Ma qui già ci hanno scritto sopra fior fior di personaggi: pensate al Sabato del villaggio. L’attesa più intensa e vissuta rispetto al trascorrere del fatto principale, l’attesa della festa è più emozionante della festa stessa.
E di parole senza senso ne abbiamo dette abbastanza, rimasticature sconclusionate banali e scontate, frasi prive di significato che voi analizzatori spietati della lingua italiana giudicherete con voti negativi. Come i voti dei temi della professoressa di italiano: “sei partito bene ma poi sei andato fuori tema; qui manca di sintassi e hai aperto tante cause di discussione senza analizzarle, i tempi dei verbi sono tutti sbagliati, è poco discorsivo, sei un povero analfabeta”. Vogliamo porre fine a questo monologo? Bene, lo faremo a modo mio. Se sei un uomo di successo, sei arrivista egoista e scolorito dei veri valori. Se sei un operaio, sei fallito, incapace, pigro, svogliato e ignorante. Se sei un libero professionista o un manager, sei completamente preso dall’attività che non hai più il tempo nemmeno per andare in bagno e perdi la bellezza delle cose. Se sei un dipendente statale, sei un mantenuto, un pantofolaro che al bagno ci porta il giornale e ci sta due ore e non hai voglia di fare un cazzo. Se sei cristiano, sei bigotto. Dici una cosa e sei fascista, ne dici un’altra e sei comunista. Tifi il Perugia e sei un perdente, tifi la Juve e sei un mafioso, tifi l’Inter e sei un coglione. Sei napoletano e sei un furbo mariuolo, sei di Bolzano e sei un precisino tedesco hitleriano, sei di Firenze e sei il l’orgoglio della lingua madre, sei veronese e sei un leghista razzista, sei di Trapani e sei pure Juventino? Sei Italiano e diventi la barzelletta del mondo, mentre per gli italiani la barzelletta è il mondo. Sei come sei e non ti caca nessuno, cerchi di piacere agli altri e sei falso, Ci sono mille ragioni e modi d’essere e non sono mai quelle giuste. E allora che dobbiamo fare? Che devi fare: niente, tanto non andrà mai bene. Ma saranno poi vere tutte queste dicerie? O son solo luoghi comuni. Io dico che potrebbe essere così, ma in fondo non lo è perché tutti sono quello hanno vissuto e ne pagano le conseguenze, belle o brutte che siano ed è la bellezza che cela dietro alla maschera.
Sto per concludere. Sapete perché ho tirato fuori questa brodaglia di articolo? Perché è l’effetto che provoca in me l’autunno e soprattutto perché i Farters, in questi mesi, hanno fatto 4 concerti, uno peggio dell’altro che non osano commento.
Adesso vorrei usare l’Angolo per scopi puramente privati e qui pioveranno critiche sull’abuso degli articolo, ma chi se ne frega.
Ringrazio tutti, ma in particolar modo due ragazze, eh sto bischero.
La prima ho scoperto essere la fan più scatenata del Nocciolo: ciao Valentina e se è possibile avere notizie di te ne sarei contento, basta che mi dia il tuo numero, ma non quello di scarpe. Ciao e grazie.
La seconda è una rude girl e non dico altro. Ma grazie de che poi? Aspetta che la prendo per i capelli e la porto nella caverna. A parte gli scherzi, ci siamo capiti: anche lei è una fan del Nocciolo, ma solo per sentito dire in quanto analfabeta. Il suo nome ricorda, per quel che rievoca la tradizione, il giorno più corto dell’anno. Grazie tesoruccio.
Ancora una cosa: tra poco prenderà il via una nuova rubrica sportiva che si occuperà della nostra squadra di calcio a 5: i mitici ISOTOPI, avete sentito cosa ho detto? ISOTOPI.. Presenteremo la squadra, il torneo e analizzeremo le partite e potrete rivedere tutto nel film fotografico. La rubrica si chiamerà ScontroInCampo e nel preserale, condotto da Castellani Paolo, Domenica Drink. Il meglio delle performance di Mario in “Mario apre il Sipario”, programma d’attualità della fascia in seconda serata, per battere la concorrenza del Maurizio Costanzo Show.
Ah ma voi vi state mordendo i gomiti perché non sapete di cosa parlavo all’inizio? No? Beh fa nulla.
Arrivederci.




Ps oh a bassa voce. Parlavo del Premio Pulizer. Ho capito, potrei ricevere un premio il cui nome non so nemmeno come si scrive. Bella figura Nocciolo. Effettivamente ho la migliore impresa di pulizer da Timbuktu a Portland Bay...o Portland Oregon se preferite.



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