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FARTERS TOWN - prologo

 
PROLOGO
Il vento soffiava impetuoso nelle aride terre dell’ovest. A Farters Town giungevano gli echi di battaglie lontane. Odore di morte si spandeva per le distese bruciate dal sole e si perdeva verso lo sconfinato deserto.
All’orizzonte, linea labile tra l’infuocata sabbia e il cielo terso, un puntino nero fece capolino e minuto dopo minuto i lineamenti prendevano forma. El Tigneros arrivò in città quando i raggi solari cadevano a perpendicolo sulla sua testa coperta da un cappello sporco e impolverato. Piccolo, ghigno in bocca da cui usciva una mezza sigaretta artigianale spenta, camicia che un tempo era di un marrone chiaro con sopra un gilet di pelle marrone scuro, ed un paio di calzoni anch’essi marroni che entravano dentro gli stivali con speroni. Intorno alla vita cinturone con fodera per la pistola. Non era in buone condizioni e lo stato dei vestiti lo testimoniava: le ultime scorribande sulla via dei predoni e le lotte contro gli indiani procurarono ferite che stavano cominciando a marcire. Doveva trovare un luogo sicuro per curarsi, lavarsi e mettere del pane sotto i denti. Non mangiava da tre giorni e l’unica cosa ancora in efficienza era la sua pistola con due colpi da sparare. Claudicante camminò verso la prima bettola con stanze da affittare: gli erano rimasti abbastanza denari per pagarsi le cure e la camera. Appoggiatosi alla colonna di legno della veranda, volse lo sguardo verso l’abbeveratoio dei cavalli e quell’acqua sembrava oro. Bevve con ingordigia e bagnatosi il viso entrò.
C’erano solo lui, l’oste e la sua donna. Chiese una stanza spargendo dollari e gioielli sul bancone. Donna Diletta sgranò gli occhi e rivolse lo sguardo a suo marito Paul Castleline.
“Che avete? Forse non sono sufficienti?” El Tigneros notò la diffidenza e vide gli occhi dei due diretti verso un unico punto. Si voltò anche lui. Sulla parete un manifesto ingiallito spiegò tutto: la foto gli rendeva lo splendore di mesi addietro, quando sulla strada per San Diego imperversava la pistola del Tigneros. La taglia che pendeva sulla sua testa non gli restituiva giustizia: “5000 dollari, e questa la chiamano taglia? Ne valgo almeno 25000, ma per voi è molto di più di quanto possedete, eh?” Nel frattempo aveva già caricato il cane e teneva il ferro puntato verso l’albergatore, il quale era alquanto disorientato. “Fossi in voi toglierei quella mano da sotto il bancone e tu, donna, va vicino al tuo uomo. Un solo movimento che io non vi dico di fare e vi ritroverete sottoterra, magari abbracciati come ora.” Dopo momenti di silenzio El Tigneros si fece consegnare le pistole e una chiave: “Vi tengo d’occhio, sporchi hippie e se ci provate sentirete il profumo del piombo. Sento un buon odore arrivare dalla cucina. Tra poco portatemi da mangiare e una buona bottiglia di vino. Spero che ci sia l’acqua per fare un buon bagno”.
Lentamente salì le scale di legno, cigolante sotto i tacchi dei suoi stivali. Doveva curarsi, ma era giunto nella tana del lupo e tempo mezza giornata lo sceriffo gli sarebbe stato alle calcagna. Sapeva che il locandiere non era un problema: gli era apparso come la sella di un cavallo, che sta spalmata sul dorso dell’equino, prostrata sotto i culi e i coglioni dei cow-boys. Insomma il locandiere non avrebbe mosso un passo anche se ne avrebbe avuto tutta la volontà. Chi temeva era invece Donna Diletta, pronta ad impicciarsi dei problemi che non la riguardavano. Era lei il vero gestore di questa specie di ricovero per animali e aveva tutto l’aspetto di non fidarsi mai delle capacità del consorte, e per questo motivo lo comandava a bacchetta. Negli occhi di Paul Castleline si leggeva la paura e la nullafacenza accumulata negli anni; nel volto di lei la paura si tramutava in voglia di riscatto e quei soldi erano un buon motivo per alzare la lunga gonna e andare dallo sceriffo.
I guai erano già cominciati a Farters Town, ma questo Paul Castleline, seduto dietro al bancone di una locanda da una vita e affittuario di stanze, lo sapeva, ma sapeva anche che non avrebbe fatto niente come succedeva da una vita. E avrebbe guardato la moglie che si dimenava per convincerlo a darsi un svegliata e l’avrebbe guardata mentre imboccava l’uscita del locale. Senza dire nulla. Avrebbe estratto il cipollone dal taschino per rendersi conto a che punto della giornata fosse arrivato, avrebbe tirato fuori una sigaretta dal cofanetto, avrebbe spezzato la punta come faceva da una vita, l’avrebbe accesa e si sarebbe lasciato scivolare sulla sedia scricchiolante. Come accadeva da una vita il volto avrebbe avuto un accenno di appagamento.
Donna Diletta era in mezzo alla deserta strada polverosa, a metà distanza tra la locanda e l’ufficio dello sceriffo Bernard.
Lo sceriffo Bernard era un donnaiolo e frequentava spesso il Sani’s Saloon distante cento piedi dal proprio ufficio. E nel proprio ufficio ci lasciava il vice Jack Gigliocrocquet. Un tipo un po’ ingenuo: il suo compito era semplicissimo, sorvegliare l’unico detenuto, Alex Bagagli di origini italiane, un mutilato della gamba sinistra, senza quattro denti. Dentro per aver molestato le ragazze del saloon mentre era in stato di ubriachezza, ora vaneggia su uno strano destino che colpirà la città…di indiani…di regolamenti di conti….e dell’apocalisse. Perdette la gamba quando combatté contro le forze nordiste: perdeva sangue e si dice che abbia cominciato a credersi l’eletto venuto dal futuro. Diceva di arrivare dal vecchio continente, da un paese di nome San Siro e che sapesse usare i piedi come Billy The Kid maneggia la pistola. Partì un colpo di cannone e lui pensò di calciare al volo col suo sinistro da 100000 dollari: la gamba si staccò di netto e lottò fra la vita e la morte per tre settimane. Ora vive da mendicante a Farters Town con indosso un pigiama rosso da mandriano.
Tutti lo deridevano per i suoi vaneggiamenti, ma il vicesceriffo Jack Gigliocrocquet gli credeva e lo ascoltava partecipe ogni volta che lo sceriffo Bernard si assentata per andare al saloon. Jack era un non violento e non portava armi addosso ed era già strano per un vicesceriffo che sembrava più una segretaria con i suoi capelli lunghi e le vestizioni un po’ ambigue: calzoni larghi, niente stivali e camicia arancione acceso. Tutti pensavano che fosse gay ed era lo zimbello della contea.
Al Saloon l’alcool scorreva a fiumi: il fumo denso annebbiava il locale e lo sceriffo Bernard cercava di adescare la figlia di Mark Sani, la bella Giordana, ambita da molti ma evitata da tutti per via dell’invaghimento di Bernard.
Bernard era diventato sceriffo per occupare un posto vagante che nessuno aveva il coraggio di prendersi. Non era nato per fare lo sceriffo ma pensava che la stella gli avrebbe fatto conquistare donne e soprattutto il cuore di Miss Giordana. Il sogno di Bernard era diventare musicista e andare in giro per la California con la sua chitarra per suonare i suoi generi preferiti: folk, country e western. Il problema di Bernard stava nel non accorgersi delle ragazze che avrebbero fatto follie solo per un bacio, ma che forse si meritavano di più: un esempio era Glory Ann McFiever, ricciolona dai grandi occhi neri che guardavano Bernard insidiare Miss Giordana e in lei cresceva l’odio che solo la sua migliore amica Lucy sapeva trattenere. Lucy era la più stravagante del paese e si era fatta la fama di peccatrice. Spesso frequentava banditi della peggiore feccia dell’ovest, teppa da impiccagione. Eccentrica nel look e fuori dal quel mondo di monotonia che era Farters Town, faceva la cameriera nel saloon da cinque anni e aspettava ancora chi la portasse via da lì. Glory invece sognava di invecchiare insieme a Bernard nel loro ranch, di allevare vacche ed essere difesa dal suo eroe, sempre. Ma lo sceriffo Bernard non era un duro, o questa era l’apparenza e soprattutto non comandava in quella corrotta città e non possedeva un ranch. Chi comandava era suo fratello Simon, lui un ranch ce lo aveva e suonava il pianoforte nel saloon: era lui che diffondeva le allegre note per il locale e, nonostante la giovane età era circondato da ragazze e teneva la città stretta nella morsa della sua mano. Strozzino, estorsore e latifondista avido, nonche banchiere dei tesori di tutti.
Uno sparo.
Simon al pianoforte si ferma. Il sibilo del colpo riecheggia per le praterie a est verso i canyon. Le Donne scappano al piano di sopra, un’uomo riverso ubriaco sul bancone la cui presenza poco si notava in quel momento, rimane impassibile. E’ Mario Righington, proprietario fallito dell’Emporio Righington. Mark Sani di origini italiane come lo storpio Alex Bagagli, capisce che tra poco qualcuno entrerà nel saloon. Infatti il vice sceriffo Jack irrompe nel locale. Bernard e Simon rimangono spiazzati e se fosse stato un bandito, sarebbero sicuramente morti. Mark Sani invece già lo teneva sottomira col suo fucile Winchester, che poi riabbassò. Righington ebbe un gesto di stizza e disse: “Merdaccia, finocchio, che cazzo vuoi parla.! Qualcuno t’ha sparato nelle palle?” “hhhh la laa…Donna Diletta…”
“Donna Diletta cosa?” risponde Bernard. “Gli hanno sparato, è qui fuori venite.!!”
Lo sceriffo si precipitò e dietro di lui Mark Sani col suo baffo a manubrio e la calvizia totale, col Winchester tra le mani.
Donna Diletta giaceva a terra faccia sulla strada arrossata dal suo sangue. Il colpo preciso in testa non lasciava dubbi, ma Bernard ancora non era arrivato a capirlo. Mark Sani da semplice venditore di alcool, aveva capito: El Tigneros.
Si precipitarono alla locanda, dove Paul Castleline lacrimava gocce salate dagli occhi. Sapeva e non aveva fatto niente per fermarla.
“Per una volta alzati da lì razza di invertebrato senza palle” – disse Mark Sani – “E’ morta tua moglie e te ne stai lì come un cactus del deserto?”
Bernard si rivolse a Mark Sani: “Hey, lo sceriffo sono io. Allora, che è successo, chi c’è di sopra? Parla per Dio, parla.”
“El Tigneros”
Mark Sani: “Lo sapevo, figlio di una cagna”, salì con uno scatto che bruciò perfino il molto più giovane sceriffo e con un calcio sfondò la porta.
Silenzio… l’acqua lurida della vasca era ancora calda. Il pasto divorato e le macchie di sangue a terra. Si diresse verso la finestra ma vide solo il corpo inerme di Donna Diletta. Dalla cella dello Sceriffo Alex Bagagli strilla parole che arrivano a lui farfugliate. “E’ arrivato il giorno, è arrivato il giorno ah ahhaahah e nessuno avrà scampo…” è questo che gridava.
El Tigneros è sparito.
Ma non poteva essere lontano pensarono tutti.
“Ora che ti ho ritrovato ricomincia la caccia” sentenziò Mark Sani rivolto verso l’orizzonte, mentre il vento si alzava e una palla di fieno rotolava per la strada.

Fine prima puntata (Farters Town)



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