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FARTERS TOWN - Frammenti di memoria

 
FRAMMENTI DI MEMORIA
Ombre dalle forme demoniache allungavano i tentacoli verso il corpo di Donna Diletta. Il Tramonto di un rosso fuoco ardente preannunciava lo scatenarsi dell’inferno. In cielo i nibbi si lasciavano trasportare dalle correnti d’aria e i versi gracchianti sapevano infondere il suono spettrale della morte. Dalla finestra al primo piano della locanda Mark Sani osservava tutto questo, col cranio luccicante rosa acceso, quasi arancione fuoco.
La staticità della scena fu interrotta a sorpresa da Paul Castleline. Si era alzato e trovato un telo uscì dalla locanda. Arrivato sul corpo inerme della sua amata, si inginocchiò e rimase in silenzio per qualche minuto, come per chiedere perdono. Poi coprì il corpo con il telo che aveva portato con sé, mise la mano destra sotto la testa, sporcandosi con il sangue intriso nei capelli di lei. La mano sinistra sotto le gambe, un piccolo sforzo per dare spinta alle lunghe leve e si alzò in piedi con lei in braccio avvolta dal telo. A terra la macchia di sangue. Si voltò per un attimo verso l’ingresso del saloon, dove Righington e Simon Romizinsky osservavano la scena in ossequioso silenzio. Persino Bagagli dalla cella aveva smesso di strillare . Lì, al centro della strada, con il vento che alzava la sabbia e il tramonto che si stava spegnendo, giurò vendetta.
Il sangue dentro Mark Sani era un turbine vorticoso e la mente bombardata da frammenti di memoria.

Venti anni prima.

Mark Sani era fuggito dalla penisola italiana nel periodo del rapido evolversi della Seconda Guerra d’Indipendenza. Dieci anni prima combatté valorosamente per la sua patria in Veneto, come volontario delle truppe inviate da Pio IX, agli ordini del Comandante Ferrari. Sopravvissuto miracolosamente a numerose lotte contro gli austriaci, fece ritorno a casa e fermatosi a Modena, trovò la donna della sua vita. Ma era sposato e per lui quel sacro vincolo era inscindibile. Sua moglie era Giorgia Filibustieri del Colle, facente parte di una famiglia tra le più ricche della Perugia di metà ‘ottocento. Medici da generazioni i Filibustieri del Colle erano in stretto legame con i Sani, proprietari terrieri. L’amore tra Giorgia e Marco li portò al matrimonio. Fu un grosso errore: i Filibustieri del Colle, tramite giri d’affari loschi,portarono via tutto ai Sani. Marco, tornato dopo quattro anni a casa, vide lei a letto con il Duca Simone di Giorgio Martini. Scoprì di aver perso tutto. Fece in modo di sciogliere il vincolo matrimoniale e una notte, colto da un raptus di lucida follia, incendiò la stanza dove i due stavano amoreggiando e rimase lì a godere. Godeva mentre i due morivano carbonizzati tra urla, movimenti convulsi e lamenti spaventosi. Godeva mentre pensava alla scena a cui avrebbero assistito i Filibustieri del Colle. Il fuoco aveva invaso tutte le stanze e nel volgere di una giornata tutta la tenuta sarebbe stata perduta. Urinò felice e si diresse in quella che un tempo era la sua terra. Lì vide all’ingresso il nome di famiglia dei Filibustieri del Colle appeso sulla cancellata. Quello dei Sani a terra sotto un cumulo di terra: usciva solo un angolo della tavola in legno usata per l’incisione del nome. Si chinò, la estrasse., spolverò via la terra e lesse il nome Sani. Distruzione, morte, vendetta, onore e orgoglio si mescolavano nelle vene.
Intanto il cancello cigolante si era aperto e una voce disse: “Il signore desidera?”. Marco Sani tirò fuori il coltello, alzò lo sguardo. Un colpo secco dal basso verso l’alto, la lama lacerò il ventre del custode personale dei Filibustieri del Colle, che cadde all’indietro con un’espressione di sorpresa.
Giunto alle stalle sellò il suo vecchio cavallo che trovò in perfetto stato. Salì in sella, uscì dalla stalla e giunto in mezzo al piazzale, davanti al cancello d’ingresso dove giaceva il custode, si fermò. Tirò fuori dal taschino un sigaro e se lo accese con una torcia per l’illuminazione del piazzale. Gettò all’indietro la torcia e mentre il fieno prendeva rapidamente fuoco il suo cavallo correva e il grido di Marco Sani zittì la valle. In quel grido c’era disperazione, rabbia, delusione, vuoto e paura.
Le sue tracce ci riportano a Modena un paio di anni dopo. La cercava da mesi e mesi e la trovò. Era nella bottega da calzolaio del padre. La vista del viso di Francesca cancellò il passato. Si consumò tutto in fretta, il matrimonio, le notti d’amore, parentesi di gioia prima del precipitare degli eventi.
La seconda guerra d’indipendenza era alle porte, si respirava aria di insurrezione e questa volta Marco non volle tornare a combattere. Il pensiero di lei in cinta e tanti fatti che avevano sconvolto la sua vita, gli inculcarono nella mente il desiderio di scappare via, nel nuovo mondo, consapevole che non avrebbe lottato per la liberazione delle sue terre dall’oppressore. Di tutti gli spostamenti successivi si sa poco e lui non volle mai parlarne.
Lo ritroviamo in Tennessee in piena guerra di secessione. Lì conosce Alex Bagagli, che emigrato da una venticinquina d’anni dall’Italia, combatte al fianco delle forze sudiste per una minestra e un tozzo di pane.
Bagagli arrivò in Tennessee dal Sud America dove, a detta sua, ebbe pure contatti con Garibaldi. Quell’incontro suscitò in lui profondi cambiamenti a livello morale. Era a terra Bagagli, lontano dal suo paese da talmente tanti anni, arrivato in Sud America facendo il bracciante nelle imbarcazioni che osavano solcare l’Oceano Atlantico. Durante uno scalo in Brasile, decise di non riprendere le vie dei mari e per diversi anni visse barcamenandosi tra un lavoretto e l’altro. Incontrò Garibaldi che si apprestava ad entrare in Uruguay per proteggere la famiglia dam eventi funesti. Fu un avvenimento che sconvolse il Bagagli, una scarica di emozioni sopite da tempo. Bagagli celava già nel proprio animo desideri di lotta contro la ricchezza, per l’indipendenza, la libertà, contro i regimi oppressivi.
Il vulcano esplose, la scintilla c’era stata e Bagagli, che tutti chiamavano Alex, abbreviativo di Alessandro, alzò la testa una volta per tutte.
Si rese conto che il padrone per cui stava lavorando al momento, altro non era che uno sfruttatore e si arricchiva sulle spalle dei più deboli. Doveva spezzare le catene e dare uno scossone alla città. Organizzò tutto in una notte. In pieno giorno i servi trovarono in casa uno sterminio: le guardie morte ai piedi del letto ed il padrone impiccato nudo al lampadario. In bocca aveva diverse monete ed il resto dei denari erano stati trafugati. La faccenda non destabilizzò l’ambiente, ma Bagagli aveva gettato le basi per la sua riscossa personale. Era già lontano quando le autorità si misero sulle sue tracce.
Stava risalendo a cavallo verso Rio de Janeiro, quando le autorità ormai lo braccavano. Riuscì ad imbarcarsi in una goletta, non sapendo nemmeno dove fosse diretta. Durante il viaggio, divenne un eroe: i suoi racconti, le sue idee. La vita di Alex Bagagli divenne un girovagare fra le isole caraibiche, fra omicidi e rapine, fra nascondigli e odore di morte. La fuga era divenuta necessaria e scomparve. La sua figura divenne leggenda, Veniva chiamato “Il tagliagole” e c’è chi pensa che non sia mai esistito. Scomparve nel mito e di lui non si seppe più nulla, come non si seppe mai nulla delle origini italiane.
Marco Sani, con l’infuriare della guerra nei pressi del paese dove viveva, si era adoperato per curare i feriti. Viveva con la moglie Francesca e la figlia Giordana di appena 8 anni. L’abitazione venne trasformata in ospedale. Feriti, corse contro il tempo, soldati che entravano vivi e uscivano morti.
Un giorno raccolse sul campo di battaglia un uomo: la gamba sinistra troncata di netto, sembrava morto. Quell’uomo era Alex Bagagli. Sani non sapeva chi fosse, le storie che si narravano su di lui non arrivavano fino a lì. Il coma aveva avvolto Bagagli, che Marco Sani chiamava “L’uomo senza nome”, e per tre lunghe settimane il silenzio dominava sulla sua testa. Tutt’intorno, invece, era l’inferno, cadaveri, feriti, sangue, non era più possibile stare lì, ormai era tempo di scappare, cosa che forse Sani avrebbe già dovuto fare da tempo.
Intanto nella testa di Bagagli qualcosa cominciava a girare. Flash, immagini, suoni, rumori di onde che si infrangono sul fianco di una nave, spari. La memoria portava alla luce situazioni passate, in maniera confusa e con una visione generale sfocata, ma con grande attenzione ai particolari. I nascondigli a L’Avana, sangue, tanto sangue. Povertà, miseria, l’uniforme, sangue, cannoni ed una parola, tagliagole, detta da bambini che giocano in piazza, comincia a ronzargli in testa.
Nel frattempo Francesca lo accudiva e gli teneva la mano.
Le immagini scorrevano più velocemente, polvere, tanta polvere, zoccoli di cavalli, una carrozza, urla, spari, un corpo che cade dalla carrozza. Tutte situazioni e ambienti che non aveva mai visto, il cuore cominciò a battere più forte. Un’ultimo grido di disperazione e per una frazione di secondo il volto del corpo che si vede a terra.
All’improvviso Alex Bagagli apre gli occhi, cerca di tirarsi a sedere con uno scatto secco ma non ci riesce, si volta verso Francesca, che ancora gli tiene la mano ed è in stato emozionale confuso per il risveglio del mutilato, e in lei vede il volto della corpo a terra. E’ disorientato, e solo dopo pochi minuti si accorge di non avere più la gamba. Lo smarrimento invade Alex Bagagli: la memoria che torna a piccoli tratti, quelle immagini, una specie di premonizione, la mancanza della gamba.
Ci vollero alcuni giorni prima che tra i frammenti di memoria tornò a ricordarsi il proprio nome. Nelle notti di sonno ancora la visione di Francesca morta.
Sani e la sua famiglia finalmente decisero di partire per altre mete più sicure, ed il legame che si era stretto con Bagagli, lo indusse a portarlo con sé. Bagagli si unì a loro, costretto all’uso permanente delle stampelle, con il fisico debilitato e in segno di eterno ringraziamento. D’improvviso svelò il proprio nome: “Mi chiamo Alessandro Bagagli, ma credo che tutti mi chiamassero Alex”, rimembrò molto vagamente le origini italiane solo perché Sani proveniva dalla stessa terra, “Tu da oggi sarai Mark Sani, mio salvatore e gran combattente”. Bagagli fece calare un misterioso silenzio sulla permanenza in Sud America e nelle isole dei Caraibi. Sapeva, inoltre cosa sarebbe successo a breve, ma già vedeva in Mark Sani, che accettò l’americanizzazione del nome, un eroe. Tentare di dire a Mark ciò che aveva visto nella visione sarebbe stato inutile. In fondo non ci credeva nemmeno lui, e se fosse tutta una distorta interpretazione?
Il destino gli aveva tolto una gamba, ma gli aveva concesso un grande dono. Ma tale dono può anche portare alla pazzia.
Il futuro era incerto.
All’alba partirono con due cavalli che trainavano una carrozza, dove sopra erano sistemati Mark, Francesca, Giordana, Alex e poche altre cose. Partirono in fretta, la guerra stava mangiando terra su terra. Tutto era una distesa di cadaveri e le urla strazianti dei feriti tagliavano come un fendente i silenzi tra un colpo di cannone e l’altro. Il rischi di epidemie era altissimo. Non c’era più motivo di rimanere a morire là.
Quando il sole era alto sulla volta celeste, erano abbastanza lontani da non sentire più la mano fredda della morte.



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