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FARTERS TOWN - La Ridente Cittadina

 
LA RIDENTE CITTADINA
Quella che la ridente cittadina di Farters Town si apprestava ad affrontare, era una giornata come tutte le altre. Come quella di ieri, come lo sarà quella di oggi e come lo sarà quella di domani. Quella di domani, ma ne siamo sicuri?
Il sole sorgeva luminoso, gaio e con un risolino che ha tutta l’aria di un “E ricomincia una nuova splendida giornata”. Il paese cominciava ad animarsi con mille voci che ronzavano per le vie e si intrecciavano fra loro, facendo da sottofondo ai rumori che quotidianamente scandivano il passare delle ore. Le carrozze in circolazione per la strada principale, i nitriti dei cavalli, le campane della chiesa, il maniscalco col suo battere incessante e mille e mille suoni e movimenti, pace, quiete, serenità e ricchezza. Senza invidie. E tra tutto non si udiva mai quel rumore che paralizza il sistema nervoso, che quando lo senti pensi: “Ah beh, fortuna che non era diretto a me”.
E quella mattina, con le solite due ore di ritardo, Mario Righington aprì la porta di casa ed uscì in strada. La luce ogni mattina lo coglieva di sorpresa e la faccia sbattuta dal sonno e la sbornia non ancora smaltita della sera precedente, gli provocavano le solite reazioni chimico-fisiche a livello gastro-intestinale. Ed è per questo motivo che dopo aver chiuso la porta alle proprie spalle, egli si rigira verso la strada e si appresta a dare il buongiorno alla comunità con un salutare e prolungato rutto, capace, a volte, di sollevare una leggera nube di polvere da terra. Il buongiorno per la comunità è già cominciato da 3 ore, per non offendere gli onesti lavoratori di quel piccolo angolo di paradiso.
“Ah buongiorno signor Righington.” Dopo il ruttone, che in città avevano denominato “dinamite”, l’ometto, dirimpettaio all’abitazione di Mario, gestore di un negozio di armi e munizioni, era solito ripetere sempre gli stessi gesti. Il suo nome era Mike ed il suo cognome…è meglio non pronunciarlo perché altrimenti vi farebbe invecchiare vicino a lui nel ricordare il suo albero genealogico. Il negozio, chiamato “Guns Bang Bang”, era però poco frequentato in quanto malfattori e banditi erano gentaglia sconosciuta da quelle parti. La città dove chiunque vorrebbe vivere. Sarebbe diventata la città dove chiunque sarebbe morto? Non chiedetelo al vecchio Mike, altrimenti vi tratterrebbe con le sue chiacchere sgangherate e sareste costretti ad abbatterlo con una delle pistole in esposizione. Molti hanno provato ad intrattenerlo con una bottiglia di scotch, ma il vecchio Mike aveva lo stomaco di ferro. Righington era il vicino più adatto: a lui i discorsi sconclusionati del vecchio si infrangevano contro un muro di indifferenza, ma non quella cattiva, quella perduta in un mondo inebetito privo di memoria. A quel “Buongiorno”, che poi si verificava tutte le mattine da anni e anni e anni, Mario non rispondeva mai, forse perché si era autoconvinto che il rutto racchiudesse in sé tutto quel c’era da dire: da “buongiorno” a “Come va”, a “Tutto bene?”, ad “Avete visto? Ecco un’altra giornata del cazzo”. Ma credo, invece che, se faceste notare a Mario che quel povero vecchio lo saluta tutte le mattine dopo il rutto di rito, lui non vi risponderà. Ma è semplice, eh poveri sciocchi, ma credete che per scomodare il sig.Righington anche solo per una risposta, basti fargliela una sola volta la domanda? Dovete insistere e insistere ed insinuarvi nel pericoloso labirinto che parte dalle sue orecchie ed arriva dopo miglia e miglia di curve, bivi, salite e discese, incroci, quadrivi, ponti traballanti, strade senza uscita e sterco di cavallo che si spande su tutto il tragitto. Ed alla fine, il labirinto arriva nel profondo nulla, enigma e risposta di tutte le esistenze dell’uomo. Il rischio c’è: rimanere imbrigliati nella propria cocciuta ostinazione, potrebbe portare alla pazzia mentre cercate l’uscita del labirinto. E potrebbe anche essere infruttuoso vista l’alta probabilità di ricevere risposte insensate o lanciate lì a “casaccio”. Risposte ovviamente introdotte dall’immancabile “Mi avete sfondato i coglioni, brutti sacchi di vomito”. Ed allora lasciamo che le cose vadano come sono sempre andate. Torniamo al doporutto? A vostro rischio e pericolo.
“Dinamite” come sempre aveva fatto il suo effetto e dopo il saluto non ricambiato, il vecchio Mike si risistemava il riporto che a tutti i costi doveva celare la semicalvizia mai accettata. Anzi, non osava mai parlare della calvizia, avanzante come la cavalleria durante una carica; invece tirava fuori storie strampalate su un tentativo di scalpo da parte degli indiani. “Eh per tutto l’oro del Kentucky, che mi venga un colpo se non me lo ricordo. Posso ricordare anche di che colore aveva le mutande mia moglie, la prima volta che la incontrai. Che riposi in pace quella santa donna”: se sentite questa frase, per voi è finita, cercatevi una sedia a dondolo ed ubriacatevi. Solo Mario avrebbe saputo rispondergli: “Sé, ma se non ti ricordi nemmeno quello che hai fatto mezz’ora fa”, “E perché tu?”, “Ehm” e Mario finisce veramente col sedersi accanto al vecchio e si ubriaca dondolandosi sulla sedia. Mike farnetica e a lui che cazzo glie ne frega. Fatto sta che dopo essersi sistemato il riporto, l’ometto sclerotico dice sempre:”Eh per mille pepite d’oro, un giorno o l’altro mi farai saltare in aria il negozio.”
Ed è così che comincia una normale giornata di lavoro per il sig. Righington. Vestito in abito grigio, si incammina fiero e baldanzoso verso l’emporio, il suo emporio, l’Emporio Righington. Il gilet allacciato pare sia un’arma pericolosissima, tanto è tirato in vita; se cominciassero a saltare i bottoni, quelli si che farebbero male come proiettili. Buon per tutti che il rutto mattiniero, che sempre di arma devastante si tratta, riduca sensibilmente la pressione impressa ai bottoni del gilet.
E non sapete quanto sia simpatico ai bambini: “Sta passando il sig. Righington, facciamogli uno scherzo”. “Si facciamo uno scherzo a “Dinamite”, “Ma cretino, lui non è “Dinamite”, “Dinamite è quello strano suono gli esce dalla bocca”, “E non è la stessa cosa?”, “No che non è la stessa cosa, imbecille”, “Imbecille sarai tu, cacca di cavallo”, “Oh ma cacca di cavallo a chi…” e quant’è bello vedere dei mocciosi che bisticciano e poi il più saggio o forse il più perfido che irrompe e dice “Basta di litigare come cani, dai che sta per passare, facciamogli trovare in terra qualcosa eh eh”.
Ed è così che quando il sig, Righington vede qualcosa a terra che luccica come oro, si china per raccoglierla, uno dei bambini prende la rincorsa per dargli un calcione sul sedere. “Vediamo un po’ cosa abbiamo trov…aah ma porca stronzona di una sguattera..”, per riflesso condizionato al colpo subito nel deretano, Mario si inarca di scatto e…ed ecco un bottone che si fionda in aria sprezzante delle vertigini che si potrebbero provare a quelle altezze e…”L’ho preso, l’ho preso, ho vinto, ho vinto..”, “Noo no è giusto, miseriaccia. Ho perso anche oggi.”.
Le ire del sig, Righington: “Brutti monellacci, ve lo insegno io a prendervi gioco degli adulti, mascalzoni!”, e nel tentativo di rincorrerli incappa sempre in una rovinosa caduta. Le risate dei bambini si perdono per le vie fino a morire portate via da un alito di vento. Non resta altro da fare che rialzarsi.
“Oh signor Righington, vi siete fatto male?” Una soave voce giunse alle orecchie di Mario. Volse lo sguardo a destra mentre si rialzava e la vista della ragazza lo travolse assieme ad un turbine di emozioni mescolate tra loro. Ogni volta si sentiva uno sciocco idiota di fronte a lei.
“E’? Miss McFiever. Ehm no no, sto benone. Se li prendo gliene canto quattro a quei mocciosi.”
“E su, non se la prenda, sono solo bambini innocenti”. Mario entrò in pieno panico da imbarazzo. La sensazione di quei momenti in cui vorresti dire la cosa giusta al momento giusto e finisci, invece per arrossire e mettere insieme parole senza senso. Pensò di aver commesso già una gaffe. E così a lei piacciono i bambini. “Si si, sono solo dei bambini, che male possono fare tali creature.” Un tic incondizionato si impadronì delle gamba destra, la quale cominciò a tremare in su e in giù, in su e in giù e poi da giù verso su e viceversa e viceversa. “Eeeeee buona giornata Miss McFiever.” “Buona giornata anche a lei signor Righington.” Con la sua vocina da ragazza dolce e modesta. Mario appena ella si voltò sfogò la felicità insita in un periodo per lui così intenso, con un saltello sul posto, come una molla. Un po’ significava “Ti salterei addosso e dopo chi mi stacca”, oppure poteva significare “Aah che ragazza fantastica”. Anzi, decisamente quel saltello voleva esprime entrambe le cose. Tutto sorrideva a Mario, quel giorno, tutti lo salutavano, persino i cavalli sembravano dire “Felice dì, uomo tarchiatello”, “Che cazzo vuoi?” tanto per rispondere cortesemente, ad un animale tra l’altro. E ricevette pure la risposta. “Mi scusi?” Ma questa volta non era il cavallo, che Mario si era immaginato che avesse parlato, ma l’uomo che, in carrozza, ne teneva le briglie. “Oh mi scusi, Rev.Diego, No è che che....che il Signore sia lodato”. “Signor Righington, lei deve ravvedersi, non era in chiesa neanche domenica. Lei stava peccando domenica.” “Eeee si stavo proprio pescando domenica”. “Aaah la saluto, prima che le ire del Signore si scatenino su di lei. Ah e si faccia anche vedere da un medico. E’ proprio bravo quel dottor Migo.”, “A rivederla reverendo.” Poco dopo : “Ma vvaffanculo”. E in lontananza: “L’ho sentita”. “Doh”.
E Mario va, va verso l’emporio, una salutare camminata, tutte le mattine. E come tutte le mattine passa davanti al… “Carni e Salumi?” Povero Mario, anche la vista lo stava abbandonando. Invece c’era scritto “Sani’s Saloon”. “Sani? E chi è mai costui?”. Mark Sani uscì dal Saloon e vide Mario: “Ahe Ahe, buongiorno buon uomo, sono Mark Sani, venga questa sera all’inaugurazione della nuova gestione. Io sono arrivato da una settimana in città, anche se mi si è visto poco in giro. Sa, città nuova, banche e altre beghe del genere. Ma l’aspetto stasera, ci conosceremo meglio e lei conoscerà il mio brandy.” Mario l’unica cosa che pensò fu che se gli avesse ruttato in faccia, non lo avrebbe spettinato affatto, ma quei baffoni a manubrio glieli avrebbe allungati talmente tanto che poteva usarli come parrucchino. “Va bene, a quanto pare stasera le daremo il benvenuto. Si troverà bene in questa città.”
Cammina, cammina, ecco che transita immancabilmente davanti all’ufficio dello sceriffo. Lo sceriffo era un’istituzione inutile a Farters Town, ed infatti quel posto era occupato da un quasi centenario che nemmeno si alzava più dalla sedia: lo sceriffo Aughentaler.
Dopodichè eccolo transitare davanti alla locanda Castle, di Castleline e moglie. “Mario, Mario, iiii, come s’è ridotto.” “Ah io, io Paul? Ieri sera stavi facendo la scimmia sui lampadari. Ma per poco eh, perché poi te sei rimesso seduto come una larva.” “Ma tu parli, che eri in coma? Ascolta, stasera ancora pokerino?” “Ma stasera c’è una festa al saloon, è arrivato uno nuovo in città e l’ha già preso come nuova gestione. Eh, il vecchio Baldo non ce la faceva più a gestirlo.” “Sie, allora stasera si beve, bene bene”. Poi una voce di donna: “Paauul, Paauul, vieni subito qui.” “E’ capito Mario? Ma che ho fatto di male?” “Paauul”, “Arrivo subito cara”. E Mario immancabilmente lo sbeffeggiò: “Mpffs che cojo”.
Infine il Sig. Righington si girò verso l’Emporio, dove già quattro anziane signore aspettavano l’apertura da 2 ore e mezza. Si avvicinò all’entrata, con le signore che brontolavano vivacemente.
“Che c’è? Vecchia”. Poi frugò in tasca per cercare le chiavi e…le chiavi non c’erano. Se le era dimenticate a casa. Le signore si avvicinarono minacciose, poi Mario ebbe trenta secondi in cui subì una metamorfosi. Semi infarto al pensiero di dover rifare il percorso, allungamento del volto, verso il basso a mò di sconforto e infine bestemmia detta quasi ad alta voce. Le signore non ressero più, chi stava per avere un mancamento, chi si fece il segno della croce tre volte, ma tutte cominciarono a prenderlo a bastonate sulla schiena. Paul Castleline se la godeva sempre quella scena e con molto gusto direi.
Che ne dite di aspettare Mario Righington sulla soglia d’entrata dell’emporio? Buon viaggio Mario.
Nel frattempo potremmo dilettarci nell’osservare Paul Castleline…..e ma che noia! Forza Castleline, la felicità si legge nel volto lungo e scavato. La sera sarebbe arrivata, Paul. Al Saloon ci sarà da festeggiare: non puoi mancare.
Ridente cittadina, amena località, vale la pena di andare a Farters Town, paese sconosciuto tranquillo e festoso.
“Dimenticato le chiavi signor Righington? Eh succede succede.”



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