The Farters Web
 

Inverno

 
Bene bene bene. La redazione è stata sommersa da migliaia di messaggi. Ne sono contento, ma vorrei chiedervi una cortesia: o mandate e-mail a Marchino_mm@libero.it, oppure spedite una lettera in carta semplice e profumata al nontiscordardimé, consegnata da postina in minigonna e non con qualsiasi mezzo a vostra disposizione. Eh sì, perché è il mezzo di trasmissione che non va bene. I vostri messaggi nascosti nei pacchi bomba, spedizioni tramite molotov, missili lanciati da incrociatori militari stanziati nel Golfo Persico, piccioni viaggiatori che scacarellano sulle sequoie da me coltivate, Baci Perugina. Aerei con striscioni di solito usati per fare pubblicità, che scorrazzano da tre giorni sopra i cieli di casa mia, la no fly zone e sono stati abbattuti. Addirittura da Marte hanno lanciato dei robot che stanno esplorando la superficie della mia camera di torture. Poi un bel giorno, quando pensi di averle viste tutte, bussano alla tua porta i Testimoni di Geova: sono ancora lì che aspettano che io risponda al citofono. E non mandatemi i vostri messaggi tramite avvisi di garanzia, mandati di comparizione o querele. Poi se ne vanno i Testimoni di Geova, stremati da una settimana di insistenti pressioni, costretti a bere la loro urina per sopravvivere e si presentano i Carabinieri a cavallo. E che messaggio portano? Quello del Presidente della Repubblica? Comunque grazie grazie grazie.
Ora scrivo dalla mia cella, in isolamento in un penitenziario di massima sicurezza. Sicurezza per voi. Fortuna volle che il direttore sia appassionato dell’Angolo del Nocciolo Duro e mi permette di scrivere ancora.
Allora, Farters Town non vi soddisfa? Vi tiene sulle spine? Vi fa cacare? Lo adorate? Io in questo articolo parlo di altro: dopo Estate col Nocciolo, dopo Autumn in Perugia, ecco che arriva l’Inverno.
L’inverno, provate ad immaginarlo non con le solite considerazioni mistificatorie, ma assaporatelo con tutte le sue immagini che forse vengono celate dallo spettro dell’estate, invidiata, ricercata dagli abissi della memoria, sperata. C’è un tempo per l’estate, questo è il tempo dell’inverno.
Comincia il viaggio.
Molte volte paragono la stagione fredda alla solitudine. Non so perché, forse per una sensazione di spazi ristretti, di limitatezza di movimenti, di chiusura in stessi. Mah, forse è solo un pensiero personale.
Avvolto da chili di coperte, piumoni e lenzuola, stai lì immerso in un mondo di sogni, a rivivere nel subconscio chissà quali momenti passati. Oppure a sperare che quel viaggio onirico fosse realtà; magari sei lì che stai per baciare la ragazza che potrebbe farti fiorire il cuore, quando suonano le sirene di pericolo per attacchi aerei e balzi in un mondo cupo, buio. Metti a fuoco alcune immagini sulla parete e ti accorgi che quel mondo tetro ed irreale, altro non è che la tua camera da letto: anche perché mica dormo in garage. E vi dirò di più: era meglio la minaccia di attacchi aerei, almeno avresti preso la tua amata, l’avresti protetta mentre fioccavano le bombe. E che fiocchino pure le bombe se quell’abbraccio è più forte di qualsiasi guerra. Invece non è così e già ti svegli malinconico con la retrospettiva di un sogno il cui ricordo svanirà come la nebbia che si dissolve al sorgere del sole.
La sveglia suona, ecco perché le sirene si sono intrufolate nel sogno; mi ci è voluto un po’ per associare le due sonorità. Bisogna spegnerla, allungare la mano nel freddo della stanza: un problema da niente. Poi ti alzi malvolentieri perché sai che il freddo avvolgerà tutto il corpo, e io dormo in mutande e t-shirt. Comincia una nuova giornata e ti ritrovi solo, in silenzio, a guardarti in faccia davanti allo specchio.
C’è il lavoro che ti aspetta con gli artigli pronti a colpire, il traffico arrogante, frenesia, velocità. E quando senti un freddo insopportabile vi assicuro che non è affatto piacevole. Sì, ma c’è ancora tempo per tutto questo e decidi di dormire ancora un quarto d’ora.
Cammino solo per la strada, respirando l’aria gelata di un pomeriggio dal cielo bianco. Il vento sferza il mio viso, tempro il fisico per cercare di trattenere gli ultimi residui di tepore corporeo. Il pensiero comune in queste situazioni è rivolto ad esclamazioni su quanto freddo faccia. Ma quelle sferzate di vento gelato, provocano anche sensazioni di purezza, di alta quota, di benessere. Ad occhi chiusi potresti anche immaginare di essere in cima ad un monte dolomitico e la stupefacente bellezza della natura ti riempie occhi, polmoni, testa e cuore.
Poi svolto l’angolo e imbocco una viuzza stretta e, mentre mi avvicino all’arco giù in fondo, si crea atmosfera da tempesta. Il vento incanalato soffia e fischia, ma proseguo nella camminata, con le spalle strette, per resistere al freddo, per non lasciare scappar via i miei pensieri. Incrocio gente che va per la propria strada, ragazzi e ragazze che affondano i propri corpi gli uni negli altri, per trasmettere calore, profumi e sentimenti. Ai lati della strada le vetrine illuminano i tesori in mostra sugli scaffali. Non mi interessano e continuo a procedere con passo lento verso la mia solitudine.
Comincia a nevicare, osservo i fiocchi, profondamente affascinanti, posarsi delicatamente a terra, uno dopo l’altro a rincorrersi, a cercarsi. Poco più a sinistra un cestino d’immondizia porta odori sgradevoli e a terra i fiocchi atterrano su bottiglie e cartacce ed anche sui ricordini dei cani, che poco più in là abbaiano scodinzolando festanti e curiosi, col muso indispettito dalla neve cadente.
Vengo, poi, investito in pieno dalla stampa, nel senso che un foglio di giornale mi piomba in faccia. Non faccio nulla per toglierlo, le mani in tasca. Il vento, per un attimo smorza la propria foga ed il foglio di giornale cade a terra e leggo qualcosa di sfuggita. Il titolo letto inneggia all’amore, ma ad un amore falso, buonista, da palcoscenico. Forme effimere si animano sulle mura dei vicoli, mimano l’arte di amare, un arte ridotta ad innaturale routine televisiva. Non accetto la realtà che mi si offre: tutto esasperato alla ricerca dell’estetismo spinto fino all’ossesso, sensi di plastica, emozioni profonde e personali paragonate a finte dichiarazioni d’amore, a falsi tradimenti, folla di cera che commenta con insulsa ed ignorante crudeltà. L’intimo universo sentimentale buttato nell’arena come quando si getta roba nel carrello della spesa.
In silenzio mi concentro sui fiocchi di neve che precipitano con sgraziata ma delicata danza. Sullo sfondo del bianco cielo, i fiocchi sembrano uno sciame di qualcosa che viaggia alla ricerca di niente. E continuo a camminare lentamente.
E proseguendo nel mio peregrinare, trovo in terra una lettera: la lettera A di un’insegna al neon di un negozio. L’insegna riporta il nome MARE. Mare? I riflessi filmati della mente mi portano ad un bivio, ad un parallelismo di pensieri. Da una parte sono affascinato dalle immagini, flash di ricordi di tutte le volte, o quasi, in cui ho visto il mare. Mare liscio come l’olio alle otto e mezzo di sera di un giorno agostano, mare increspato dalla brezza che spira verso terra, mare in burrasca, potente e maestoso, mare a tratti blu e marrone dopo giorni di pioggia, mare trasparente, blu limpido. Il mare d’inverno, bellissimo e solitario, con le spiagge deserte che si lasciano accarezzare dal riflusso delle onde.
Da un altro lato penso a tutt’altro mare: al mare di stronzate che si dicono, e che dico anch’io, un bailamme indefinito di parole senza senso, sconclusionate, banali, insipide, sinonimi e contrari, parole piatte, incolori. E tra tutte queste ci hanno nascosto ben bene la parola amore, eretta a simbolo incontrastato dei desideri prettamente materiali. Nuoto in questo mare di pensieri e quando un fiocco di neve mi centra l’occhio sinistro, sciogliendosi immediatamente in fredda acqua, torno a contemplare la lettera e ricostruisco la parola originaria dell’insegna:AMARE.
Il negozio abbandonato da tanti anni, in decadenza, ruderi e macerie a terra. Ed anche la parola sopra la saracinesca ha fatto la stessa fine? Sicuramente no, ma molti l’ hanno diluita nell’acido. Resto lì, a guardarmi nei frammenti del vetro in frantumi dietro la saracinesca. Due, quattro, otto volti rifratti nei taglienti cristalli. I capelli e le spalle ricoperte dai fiocchi di neve che vengono via via affiancati da altri fiocchi. Mi allontano avvolto da uno stupido pensiero: se quella A fosse in fondo al nome, avrei letto MAREA. Mah, che cazzo vado a pensare.
Infine, tra vicoli e stradine, la vista si apre su uno scenario mozzafiato. La vista panoramica sulle campagne e sui monti appenninici sullo sfondo, velati dalle nuvole e dalla fitta nevicata. Mi emoziono come ogni volta che vengo qua ad isolarmi nel mondo mio, mio e basta. Quello interiore, quello che ognuno si è creato con le proprie esperienze, diverso per tutti. Continuo ad osservare in silenzio. Cresce il magone in gola e sto lì ad immaginare mille e mille situazioni sovrapporsi fra loro. Sta imbrunendo, le gote arrossate dal freddo ed il vento instancabile.
Quando mi giro, deciso a tornare sui miei passi, la vedo là, immobile, bellissima. Non ho parole ed il silenzio è più intenso di qualsiasi cosa inutile che avrebbe fatto cadere in un baratro questo momento magico.

Non chiedermi perché
Non saprei dire alcunché
Potrei solo restare col senso di costerno
Fino ad impazzire in eterno
Un solo tuo impercettibile ultrasonico gesto
Una scossa per me che me stavo là mesto
E quando verso me ti volti
Vedo negli occhi la bellezza di fiori incolti
Il tuo incedere fragile e lento
È una danza sulle ali del vento
Poi sfiori la mano mia
Ed avverto un brivido volare via
Ai limiti conosciuti della materia
In infiniti luoghi di non materia
Un bacio innesca la reazione
Una parentesi di incomparabile emozione
Non vorrei mai lasciarti
Col cuor colto da mille infarti
E con te ne sento il vero primordiale sapore
Un tutto e niente inspiegabile chiamato amore


Poi mi sveglio d’improvviso e la sveglia sentenzia che son passati solo 9 minuti.
E’ inverno, non durerà in eterno e come aspettando che arrivi la sera, presto sarà primavera.
Comincia la giornata e mi trovo a canticchiare “Io penso che l’amor, sia la più bella cosa che…..”


Per la collana Nocciolo Harmony, rubrica “Cuori solitari”, avete appena letto “Inverno”.

“…E quand’è che se tromba?”



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