The Farters Web
 

FARTERS TOWN - Giarde ingestibili

 
Cronaca di una sbornia a Farters Town.
Erano passate circa tre settimane dall’inaugurazione del Sani’s Saloon. Tutto era proceduto con la solare e festosa allegria che inebriava i fartersiani. Ne erano state fatte di serate al saloon ed anche questa sera non era esente dal far circolare alcool nelle vene.
Ed è a questo punto che Tom Passwater si accinge ad entrare nel saloon. Spalanca le porte, che si richiudono alle sue spalle. Più precisamente si richiudono andando ad incocciare nei denti di Mario, che stava entrando dietro Tom. Ciò che i già mezzi alticci occupanti del locale udirono, fu un tonfo sordo ed immediatamente dopo le parole di Tom: “Mario, smettela de fa l’ubriacone, sei patetico.”
Udite queste parole, si sveglia dal torpore Paul Castleline, che con fare molto incerto e con uno sforzo per lui insostenibile, si alza in piedi e attende l’entrata trionfale del suo compagno di bevute.
Nel mentre, dice pure “Mario, ma già s’è ubriaco? S’è il meglio!”
Ma non fu Mario ad entrare. Infatti prima di lui arrivò lo sceriffo Aughentaler. Trascina l’anima coi
denti, ma ancora ha la forza di arrivare davanti al Saloon, fare quei tre scalini di legno impiegandoci circa tutto un anno bisestile. A Mario tutto questo tempo non basta per rialzarsi e scansarsi. Osserva lo sceriffo ad occhi capovolti, lo riosserva poco dopo e lo sceriffo ha percorso solo pochi pollici.
Ma il peggio deve venire per Mario. Sapete come sono le persone anziane per certi atteggiamenti, condizionati dall’usura fisica e mentale che il tempo ha provocato: masticano senza niente in bocca, hanno le mani rattrappite dall’artrosi, che gli fa scivolare ogni cosa che prendono in mano, ti chiamano con tutti i nomi dell’albero genealogico, prima si azzeccare il tuo ecc ecc.. Ma sono un pozzo di saggezza, se solo non fossero impegnate a fare la parte delle bacchettone cocciute e testarde. Mario visse, forse, una delle esperienze più sconvolgenti della propria vita. Stare sdraiati, supini di fronte all’entrata di un locale, con il lancinante dolore in faccia dopo che l’urto delle ante ha mandato in tilt i sistemi di controllo della persona, cosa che comunque avrebbe fatto l’alcool poco dopo, e vedere in quel mondo alla rovescia il decrepito sceriffo Aughentaler, vacillante perché non regge l’equilibrio. Infatti il peso della pistola sposta la risultante delle forze gravitazionali impresse al corpo del rappresentante della legge. Ne consegue che il baricentro subisce uno spostamento, generando un momento. Un momento, che poi non è altro che un movimento generalmente di rotazione, a meno che non intervengano altre forze o vincoli particolari che andrebbero ad alterare ed a complicare il calcolo dello sforzo. Un momento, forza moltiplicata per il braccio, braccio inteso come distanza della forza attuata, dal vincolo, inteso come punto fisso che blocca l’oggetto. Un momento che provoca un altro momento, quello temporale, in cui lo sceriffo Aughentaler arriva a cimare quei tre scalini con un affanno che potrebbe portare al collasso cardio-vascolare il povero vecchio. Ed in quel momento Mario capisce che lo sguardo del tutore dell’ordine cela qualcosa di terribile. La sensazione diventa certezza quando le labbra dello sceriffo cominciano a divaricarsi e la bocca inizia ad impastare qualcosa che bisogna espellere dall’organismo. Lo sforzo enorme e l’equilibrio precario mischiati tra loro, generano una intensa salivazione e, scambiato Mario per una sputacchiera, ecco che il vecchio sta per lasciare partire il colpo. Mario, che lo osservava sentendosi minacciato, ha la reazione istintiva di tentare di rialzarsi in piedi con un fulmineo scatto. Ma la sfortuna si accanisce su di lui quasi in maniera repressiva. Proprio mentre si sta rialzando e lo sputo dello sceriffo è pronto ad essere scagliato, Tom riapre le porte verso l’esterno dicendo: “Mario, ma che stai a fare. Muoviti testa di cazzo”. L’apoteosi delle concatenazioni accidentali: il cranio di Mario impatta nuovamente contro le porte e, per un riflesso condizionato, il malcapitato rotea col mezzo busto sollevato da terra, verso la strada. Nella frazione di secondo che intercorrerà poi, il signor Righington si vede lo sputo dello sceriffo piombargli in faccia: l’occhio destro centrato in pieno.
Attimi di quiete dopo la tempesta: pausa riflessiva per Mario, mentre lo sceriffo transita indifferente all’interno del saloon….senza fretta.
Il Saloon, a metà serata, era una bolgia infernale: le ragazze che ballavano sopra i tavoli, il giovane Jack Gigliocrocquet al pianoforte, la puttana Luzy Ziin che intrattiene i clienti e tra tutto, comportamenti assolutamente usciti dai binari della decenza.
Dicevamo, le donne ballano sopra i tavoli ed in particolare Lucy Workers si mostra più sguaiata delle altre e tra sculettamenti, alzate di gambe e boccacce provocanti, dà un calcio alla bottiglia di whisky, da lei svuotata per tre quarti, insieme a Glory con la partecipazione straordinaria di Donna Diletta. La bottiglia ora viaggia in aria e sta formando una parabola perfetta.
Signori e signore, comincia lo show acrobatico di Mark Sani. E’ dietro al bancone, col baffone a manubrio, sta dialogando col vecchio Aughentaler e con Tom. Si stanno domandando se il venditore di armi, Mike, e Diego Touzone arriveranno al saloon. Quando il piede impazzito di Lucy sta per colpire la bottiglia, il corpo atletico di Mark è già pronto per scavalcare il bancone. Una corsa contro il tempo, la bottiglia è partita, Mark è in volo sopra il bancone. Atterra con passo felpato dall’altra parte, rischia lo slogamento della caviglia perché atterrando scivola leggermente a causa del fondo scivoloso. Poi è solo la storia della vita che si racconta da sola. Una sfida dopo l’altra. Ce la doveva fare. Non perse nemmeno un centesimo di secondo per quell’imprevisto, teneva d’occhio la bottiglia che cominciava la fase discendente della parabola. Un prodigioso tuffo in avanti, la scena è palpitante: la bottiglia sta per toccare il suolo. Mark completamente orizzontale, sospeso in aria a venti pollici da terra, con le mani proiettate in avanti. Poi le due traiettorie vengono a collimare tra loro: quando la bottiglia sta per toccare terra, la mano di Mark l’afferra. Poi una capriola spettacolare per chiudere il grande gesto ginnico e per assestare la frenata e l’atterraggio. Una volta in piedi: “Ahe Ahe Aheeeeee…” e si scola il quarto di bottiglia di whisky rimasto, “…Siiiii ahe aheeee”. L’alcool, che già scorreva nelle vene di Mark, provocò il furore agonistico e altro alcool ingerito scatenò la reazione al gesto riuscito; reazione che fu ancora più clamorosa. Egli, che inizialmente si era pensato si fosse lanciato a salvare la bottiglia dalla rottura e dal conseguente frantumarsi del vetro, si spaccò la bottiglia stessa nella testa pelata con violenza inaudita. E un grido d’eccitazione spaventò un pochino Jack. “Aaaaaaaaahhhhheeeeeeee!!” fu l’urlo che chiuse la scena.
Contemporaneamente Lucy e Glory tentano un numero da circo per fare da contorno allo spettacolo offerto da Mark. Cercano di saltare rispettivamente una sul tavolo dell’altra: in aria si urtano. Risultato? Lucy, la quale era partita come un razzo, nonostante l’urto, va lungo ed atterra sul ciglio più lontano del rotondo tavolino. Frana a terra, il tavolino le si ribalta sopra e rimane a cosce all’aria. Glory invece atterra perfettamente sul centro del tavolino, che ondeggia pericolosamente facendole tremare le gambe, ma rimane in piedi. Poi vede Lucy a terra e, saltellando per la piccola vittoria, finisce con lo sfondare il tavolino e fa una fine anche peggiore di quella di Lucy.
Nessuno notò che, in tutta questa scena comica, una mano sbucò da sotto il bancone e arraffò una bottiglia di brandy. Quel qualcuno poi si dileguò, invisibile, come un vero professionista e nessuno si accorse di nulla.
In fondo al saloon si vivevano attimi di tensione: era in corso una partita, una partita che sarebbe durata tutta la notte. La partita a poker. I giocatori: il Dottor Migo, che quando giocava amava entrare in scena con la frase “Sono Loris Batacchi, capo ufficio pacchi” e poi diventava un professionista, impassibile, instancabile, freddo calcolatore. Secondo giocatore: Mario Righington, di lui ne abbiamo parlato a lungo, ma non quando gioca a poker: lui si fa chiamare Mister Bluff, enigmatico, un vero esperto, tanto che il volto da spaesato confuse più d’uno in passato. Terzo giocatore: Paul Castleline, in quei frangenti detto Mano Impazzita, abilissimo nel maneggiare la carte. Infine il quarto giocatore, il Reverendo Diego, con dietro la schiera di fedeli. Anche lui aveva un soprannome quando giocava: la Mano di Dio. Loro quattro, più le fedeli del Reverendo, erano impassibili rispetto al baccano offerto dal resto del locale. Apre Mario, risponde Paul, a ruota gli altri due. La tensione sale: Mario è servito, Paul cambia tre carte, il dott. Migo una, il rev. tre carte. Mario rilancia, gli altri fanno altrettanto. Migo mette sul piatto tutto quello che ha. Poi il colpo di scena, Migo accusa Paul di aver preso una carta da sotto a tavolo, Paul nega. Allora Migo si alza e dalla manica cadono due carte da gioco. Scoppia il putiferio, Mario usa le armi forti e chiama in causa “Dinamite”. Dinamite proietta il Reverendo Diego in un viaggio di andata e ritorno all’inferno. Ripresosi dallo shock, il prete scatena i fedeli: “Attaccate, attaccate questa massa di traditori, peccatori, bari, straccioni, pezzenti”. I fedeli altro non erano che le signore che tutte le mattine aspettavano Righington per l’apertura dell’emporio. E Mario fu proprio il primo ad essere preso di mira: bastonate a destra e a manca e in men che non si dica era scoppiata la classica rissa da saloon. Volavano sedie, bicchieri, pugni, cazzotti, calci, vetri in frantumi. Solo Jack, terrorizzato, non è coinvolto dalla rissa.
Improvvisamente entrano Diego Touzone e il vecchio Mike, non si fanno pregare due volte e ci danno sotto anche loro. Il più incazzato di tutti oltre al pazzo Mark, è lo sceriffo Aughentaler, coraggio e forza da vendere, beh insomma forse la forza l’ha già venduta da anni.
Terminata la rissa, consuetudine e non eccezione, tutto torna come prima, qualche ferita qua e là, ma tutti scaricati e sfogati a dovere. Ripartono il consumo di alcool e i giri di pianoforte di Jack.
L’unica cosa che manca sono i soldi della partita a poker: svaniti nel nulla, come la bottiglia scomparsa dalla vetrina dietro il bancone.
Sono ormai le una e mezza di notte. Si aprono le porte, quattro persone entrano nel saloon. Tutti si girano verso di loro e dopo un istante di incertezza Mark dice: “Buonanotte a lor signori”
“Buonanotte un cazzo” Rispose il primo dei quattro, un passo a sinistra e chiude con violenza il coperchio della tastiera del pianoforte. Jack caccia un urlo di dolore tremendo: le sue mani schiacciate. Poi un calcio allo sgabello e Jack si ritrova pure a terra mentre si contorce dal dolore.
Il cuore dello sceriffo Aughentaler non resse e questa volta fece cilecca provocando un infarto, la sensazione di mille lame che ti trafiggono il petto. Lo sceriffo muore tra le braccia di Tom. Le sue ultime parole furono “Verranno giorni bui, sappiateli superare…tu Mario, vieni qua..” Mario andò là e lo sceriffo morì prima di rivelargli ciò che nessuno saprà mai. Il pensiero di Mario: “Ma brutto stronzone, non potevi aspettare un minuto in più?” Intanto il Rev. andò verso il cadavere per benedirlo.
Ma tutti erano terrorizzati.
Anche Simon e i suoi scagnozzi erano arrivati in città.
E tutto non fu più come prima.



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