The Farters Web
 

FARTERS TOWN - La legge sono io

 
Farters Town – ranch Romizinsky: piano d’attacco.
Protagonisti: Simon Romizinsky, padrone della città, coordinatore delle operazioni.
Lo sceriffo Bernard, marionetta nelle mani del fratello: unico compito, tenere la situazione sotto controllo nella polveriera Farters Town.
Gli scagnozzi: Travel, l’uomo di fiducia, porta a termine qualsiasi compito. Spietato, implacabile, inarrestabile.
Memo Curcio: gringo specialista in lavori sporchi, spionaggio, depistaggio e appostamenti. Fa sempre l’ultima mossa. Non parla mai.
Richard Brill: bisonte, schiacciasassi, maldestro, ma è meglio non incontrarlo nella propria strada.
Tony Musak: l’affarista, l’uomo che piace alle donne, il suo forte sono le truffe e i raggiri.
Prende la parola Simon. Simon è duro, è molto alterato, per la prima volta vacilla nella sua posizione di dominatore incontrastato. “Abbiamo un problema, se non lo avete capito, massa di capre al pascolo. Sono successe cose che non dovevano succedere. E’ tempo di riprendere in mano la situazione.”
Nel frattempo Musak e Brill borbottavano tra loro. Parlavano di donne e l’espressione di Tony faceva capire di cosa stessero parlando: “Ieri mi sono sbattuto Lucy. L’ho presa e l’ho port…”
“Toonyy, che cazzo hai da bisbigliare?” Interviene Simon infuriatissimo.”Non lo capisci che qua ci s’inculano con tutti gli stivali? Brutto finocchio cacasotto! Eh? Eeeh? Statemi bene a sentire, perché ve lo dirò una volta sola. El Tigneros è passato in città, Travel l’ha visto fuggire dopo che hanno sparato a Donna Diletta.”
Travel: “Sì, l’ho visto a cavallo che si dirig…”
“Non m’interrompere, stronzo d’uno stronzo.” Simon era sempre più incazzato. “A quest’ora saprà sicuramente che siamo in città. Lo voglio mortooo!! Deve leccare la terra dove ha pisciato, quello sporco bastardo. Ma noi abbiamo un grande vantaggio: la gente si sta facendo l’idea che sia stato lui ad uccidere Donna Diletta e così dev’essere.
Ma abbiamo un altro problema, problema che alla fine può tornarci utile: Mark Sani. Voi lo credete fuori gioco perché marcisce in prigione. Poveri coglioni, farà di tutto per evadere, e con lui c’è quello storpio di Bagagli. Sani pensa che El Tigneros gli abbia fatto fuori la moglie in quel giorno maledetto. Vive solo per ucciderlo e non sa che ce lo ha sempre avuto sotto agli occhi chi gli ha ammazzato quella puttana. Certo, ora ce l’ha a morte anche con noi, d’altronde non siamo stati teneri con questa città di appestati. Poi, dopo che lo abbiamo sbattuto dentro, gli abbiamo requisito il locale e….” Poi si girò a destra: Giordana era legata mani e piedi ad una sedia; un bavaglio le tappava la bocca.
“Il resto degli abitanti non è un problema. Ma pensate un po’ che razza di situazione del cazzo; dev’essere stato proprio uno stronzo quello che ha tirato i fili di una storia che non sembra neanche vera. Forza, dunque, tu Bernard stai in città, mantienili calmi e riferisci a me di qualsiasi movimento e soprattutto tieni d’occhio Sani.” Simon non si fidava del fratello, Mark era al di fuori della sua portata: troppo abile, forte e incazzato. “ Richard e Memo, trovatemi El Tigneros a qualunque costo.
Tony, sorveglia Giordana. Travel, tu stai con me, non permettere a nessuno di fare un passo in più di quel che gli è dovuto. E poi, ragazzi, c’è una cosa, uno dei tanti misteri fitti. Non so nemmeno io chi ha ucciso Donna Diletta.” Invece lo sapeva benissimo. “Occhi aperti, ragazzi, e torneremo a godere come i maiali sulle spalle di questa città di bestie.” Poi s’incamminò verso la porta d’uscita: la puttana Luzy lo aspettava in una camera al primo piano del saloon, in città.
La voce aveva trasmesso, però, tutt’altro che convinzione. Non ne era molto sicuro che sarebbero tornati a godere.

Riserva indiana dei Mirok – falò sotto le stelle: la via giusta.
Protagonisti: El Tigneros, bandito, una delle pistole più veloci del lontano ovest. Ha lottato contro gli indiani, gli stessi che lo hanno curato. Sulla sua testa pende una taglia. Ma ciò che si porta dietro è l’odio per omicidi che non ha commesso.
Canino Dente di Lupo: indiano verace, odia i bianchi, ma vede la liberazione nel Tigneros. L’ascia e le frecce sono la sua parola.
“Saremo in viaggio di notte, gli spiriti ci indicheranno la via e poi che caz cunti. Noi indiani abbiamo imparato a sopportare la prepotenza dell’uomo bianco. Ma Simon e il suo clan sono animati da una forza malefica, che se ne fotte di noi, di Farters Town, di tutti gli indiani. Si fotte di noi, ma io gli piazzo una freccia dritta dritta sul buco del culo. Gliela faccio sviscerare io la malvagità che si porta dentro. Soffrirà la morte di ogni indiano massacrato.” Canino Dente di Lupo si sentiva coinvolto in questa storia. Il peyote ingerito lo aveva portato ad uno stato al di fuori dalla realtà. Ad occhi chiusi poteva vedere forme colorate indicargli la via. La via che avrebbero percorso lui ed il Tigneros per risolvere i problemi una volta per tutte, per estirpare il male che infestava le praterie, Farters Town, la vita del Tigneros. Per tornare a nuova vita.
Come fa Simon con quattro scagnozzi, a seminare panico e terrore, ad incutere paure ed inquietudini, a lasciarsi morti alle spalle? C’era qualcosa più grande di loro che li aspettava.
“Sì, ma ora dacci un taglio e dormi, pellerossa, che sono ancora debole.” Breve e coinciso, rispose El Tigneros.

Farters Town – ufficio dello Sceriffo Bernard: verso l’evasione.
Protagonisti: Mark Sani, sangue italiano, proprietario (o ex) del Sani’s Saloon, uomo dal triste passato. Uccise la prima moglie, la seconda fu vittima in una sparatoria. E’ rimasto solo con la figlia Giordana. Ora ce l’ha col mondo intero, ma il Tigneros e Simon Romizinsky hanno la precedenza. Grintoso, forte, pazzo.
Alex Bagagli, mutilato della gamba sinistra, conserva strani poteri visionari. Passato misterioso. Salvato da Mark: ora sarà la sua guida.
Jack Gigliocrocquet: vicesceriffo, ragazzo strano, malvisto, i malpensanti dicono che sia omosessuale. Dirà la sua in questa storia.
Alex Bagagli era l’occhio di Mark: “Bisogna uscire da questa cella, i fatti stanno per precipitare. Lo sento in te Mark. L’epilogo di questa storia non è molto lontano. Mille intrecci, persone vive, persone morte, entità fantastiche, coalizioni. E’ una guerra Mark, e ad aiutarti…hai solo un povero storpio.” “Non dire così Alex, noi non c’arrendiamo, hanno preso mia figlia, hanno preso la mia vita. Nulla potrà essere più forte della rabbia che porto dentro. I nemici sono là fuori, non può finire così.”
Alex replicò: “Coinvolgiamo Jack per uscire, ed anche il resto della città, se evaderà anch’essa da false fobie che ingloba dentro, sarà al nostro fianco.”
“Ma come cazzo parli…ingloba…bah, comunque è la nost…anzi, è la mia guerra…e la combatterò fino alla morte.” Ad Alex non andò giù: “Ci sono dentro tanto quanto te e non ti abbandonerò mai.”
Sani si alza in piedi, afferrà le sbarre e caccia un urlo potente. “Fino alla morteeee, fino alla morteeeeeeeee!!!”

Jack, che dormiva sulla sedia dello sceriffo dondolandosi e con i piedi sopra la scrivania, si sveglia di soprassalto e cade all’indietro dando una zuccata tremenda sul duro legno del pavimento.
“Ma cosa…ma che ti sei ammattito?” disse rivolto a Mark
“Hey Jack….” Cominciò Alex. Iniziava l’operazione libertà, tra l’altro semplicissima visto che il vice manifestava simpatia per i due.

Ranch Romizinsky. Se ne sono andati tutti, è rimasto solo Tony a sorvegliare Giordana. Simon era furbo, sapeva che, nel caso in cui Mark fosse fuggito, sarebbe stato attratto dalla figlia. Come il topo che va dal formaggio. Ma Tony, beh Tony era ossessionato dall’altro sesso, in maniera maniacale. Quando veniva assalito da quella sensazione istintiva e irrefrenabile, non ragionava più. Era il cazzo a comandare, quel coso flaccido prendeva il sopravvento e vedeva solo triangoli neri, coni sinuosi, buchi da oltrepassare. La faccia assumeva l’espressione idiota che solo uno che ragiona col cazzo poteva avere. E proprio con quell’essere, apparente innocuo, avrebbe cominciato a ragionare. Prima o poi, senza vincoli d’età, senza coscienza, senza consapevolezza delle profonde ferite che si potevano infondere nell’altra persona. Persona che diventa oggetto, ma oggetto prezioso, prezioso solo per un attimo perché dopo diventa inutile, da gettare tra i cactus.
Tony lo vedevi in giacca e cravatta, affabile, disponibile con tutti, pronto a trattare con gente importante, con le banche, un vero attore, un signore. Ma l’altra faccia della medaglia nascondeva i peggiori lati oscuri della psicologia umana. Diventava sadico, si divertiva con le proprie vittime e Giordana era là, sola, indifesa, legata mani e piedi, la bocca imbavagliata. Erano soli. Qualcosa in Tony cominciava a formicolare. Poi l’urlo di Mark che riecheggia ed arriva alle sue orecchie abbastanza debole, ma abbastanza forte da fargli venire pensieri in mente. Pensieri lontani anni luce da quella macabra situazione. Lontani anni luce da Farters Town, da Simon, da tutto. Pensava come sarebbe stata la sua vita, come sarebbe stata la sua vita se fosse stata sempre accompagnata da quell’urlo. La cosa lo eccitò ancora di più. “Hai sentito? L’urlo di quel cane rabbioso di tuo padre. Inconfondibile, da eroe, salvatore della patria. Però un po’ mi fa pena. E sai perché mi fa pena? Perché non potrà vedere sua figlia mentre la starò per seviziare. Un vero peccato.”
Giordana, poverina, era sull’orlo di impazzire. Immobilizzata, l’incubo davanti a sé, non poter far nulla, nessun gesto nessun movimento. Solo scuotere tutto il corpo, compresa la sedia. Sentirsi in una situazione claustrofobia, ma ancora peggio, con un essere meschino, orribile, mostruoso pronto a divorare la tua dignità, la tua giovinezza, il mondo intero.
Improvvisamente entra Memo Curcio, come se si fosse dimenticato qualcosa ed infatti si era dimenticato qualcosa. La salvezza per Giordana? Entra e vede Tony un po’ confuso, molto vicino a Giordana. Memo Curcio è Memo Curcio, ma di certo non un mostro. Si avvicina a Tony, che cerca di ridarsi un tono ed essere disinvolto di fronte a Memo. Curcio guarda negli occhi Tony: il faccione pieno di barba unta e sporca. Poi lo afferra per la gola, lo alza leggermente in punta di piedi. Comincia a stringere, Tony si dimena. Poi Memo lo scaraventa a terra e continua a guardarlo negli occhi. Va al tavolo ed afferra quello che aveva dimenticato, il coltello personale, di cui non se ne libera mai, ed il tabacco.
Nel frattempo Tony si rialza, massaggiandosi il collo: “Hey amico, ma che ti prende? No, voglio dire, stiamo dalla stessa parte. Memo, è solo una puttanella.” Memo afferra il coltello con la mano sinistra, gli si rifà davanti, freme un po’ e gli sferra un pungo con la destra”.
Tony ricade a terra col labbro spaccato, Memo lo prende a calci sul petto. Poi si ferma, avrebbe voluto ucciderlo, ma l’ombra di Simon si posava su tutto. Anche Memo era schiavo. Sapeva che Tony non si sarebbe fermato, appena lui sarebbe uscito, ma lo sperava. Infine uscì, da vigliacco, con la coscienza sporca, ma non poteva farci nulla. Non aveva voluto farci nulla più di quel che aveva fatto, sicuramente inutile per certi versi. Aveva lasciato quei due al loro destino.
“Vaffanculo Memo, vaffanculo di cuore. E con te non è finita.” Disse Tony, voltandosi prima verso la porta e poi verso Giordana.

L’urlo di Mark. Aveva sibilato per tutta la città, tutti lo avevano sentito.
Paul, immerso nel suo dolore, consolato da Mario. Il sipario era calato sul funerale ed ora era rimasto solo, con immagini, rimorsi, rancori. Erano sul portico della locanda quando udirono Mark lacerare il silenzio d’una giornata finita, con l’imbrunimento che lasciava spazio alla notte. Mario disse: “Ci siamo. Qualcosa doveva accadere, e qualcosa sono sicuro che accadrà. E’ una situazione più grande di noi, tua moglie è morta per tutto questo schifo. Ma possiamo stare a guardare? Questa volta dico di no. Quest’urlo ci ha chiamati, capisci? Non possiamo rimanere in disparte. Siamo in guerra. Sapremo cosa fare, giusto?”
“Sì!!” Paul si alzò di scatto, poi guardò Mario, “ma che possiamo fare noi due, non abbiamo mai fatto niente di buono.”
Lo sconforto li riassalì di netto e Paul poggiò i gomito sul parapetto in legno.

Simon stava dirigendosi in città con Travel e Bernard. Luzy lo attendeva, un po’ per dovere, un po’ per paura, sicuramente non per piacere. Simon ultimamente aveva perso il fascino che faceva avvicinare le donne. Fascino chiamato potere. Simon e gli altri sentirono il grido disperato di Sani.
“Sentilo come s’agita.” Ma un brivido sulla schiena lo percorse dall’osso sacro fin sulla cervicale. Un urlo di battaglia, più che di disperazione. “Bernard, va a vedere cosa succede….Una cosa ti chiedo…non mi deludere, fratello.” Bernard pensò a quanto poteva essere testa di cazzo uno che se ne esce con una frase del genere. Simon lo aveva sempre offuscato, sempre il migliore, sempre il primo.
Passarono di fronte alla locanda, nel cui portico stavano Paul e Mario.
“Và a vedere cos’ha da strillare quel piantagrane.” Ripeté Simon e lo ripeté proprio transitando davanti ai due. Mario lo sentì, lo riconobbe e venne assalito dalla voglia di stritolarlo.
“Simon, sei tu vero?” “Chi è? Ah il Signor Righington ed il vedovo Castleline.”
Mario: “Simon sei finito! Ci rivolteremo?! Hai sentito l’urlo? E’ finita per te.” Paul, sottovoce lo esortava a calmarsi, poteva finire male. Mario, invece, insisteva: “Sei un bastardo, un fasullo, un ladro, farai la fine che fanno i briganti come te, irrispettosi di qualsiasi legge.”
“Signor Righingtooon, la legge sono io!! Ora basta, daremo una lezione a questa città. Ve la faccio vedere io la rivoluzione. Impiccatelo”.
Gelo nelle vene dei due amici.
“Sarà un vero piacere.” Se ne uscì Travel.
“E fate assistere l’altro scemo”. Proseguì Simon. Travel concluse con un “Faremo di meglio, te la studia Travel una bella cosuccia.”

La storia s’ingarbuglia, evolve in maniera lenta, ma le coalizioni si delineano. Ci sono misteri, forze oscure, aspetti da chiarire. I segreti di una città, assassini da smascherare, una guerra da combattere.
Tutto verrà svelato.

Il reverendo Diego, sentito l’urlo di Mark Sani, scese in chiesa e s’inginocchiò sotto al Crocifisso.
Per non so quale coincidenza, si fece il segno della croce proprio quando dalla bocca di Simon uscì la parola ‘impiccatelo’.
“Che il Signore vegli su di noi, qualunque cosa accada.”



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