The Farters Web
 

FARTERS TOWN - Tutto in una notte (atto primo)

 
“Mamma mamma.” La madre uscì di casa e lo vide tutto sporco di fango.
“Mario, ma che mi combini, ora dovrai fare un bagno in più questa settimana. E so quanto ti piace fare il bagno.”
“Nooo, il bagno no” e cominciò a scappare dalle grinfie della madre.
“Signorino Mario, vieni subito qua, tanto ti prendo sporco porcellino” Lo rincorreva lentamente, per stare al gioco, per far divertire il figliuolo, lento e goffo nella corsa. Un maialino quasi vero.
Poi Mario si nascose dietro ad una balla di fieno, la madre lo aveva visto chiaramente, ma fece finta di averlo perso. “Marioo, Mario, sporco brutto e cattivo, così ti correranno dietro tutti gli insetti e gli animalacci. Invece pulito, bello e buono, farai strage di ragazzine a scuola. Marioo, Mario……presoo!!”. “Nooo, il bagno no”. “E invece il bagno sì e senza fare storie”.
Quando tutto fu pronto, Mario, il quale si dimenava come un lenzuolo al vento, fu immerso nella tinozza.
Continuava ad agitarsi anche sott’acqua…


Continuava ad agitarsi anche sott’acqua e le mani uscivano dalla spumosa turbine provocata dalle rapide, per poi ritornare sotto. La potenza del fiume stava portandosi via la vita di Mario. Ma Paul, disperato sull’argine destro, non poteva stare a guardare il migliore amico morire sotto gli impetuosi gorgheggi delle acque.
Si tuffò.
Il frastuono era assordante. Paul arrancava e lottava contro la corrente che cercava di portarlo via. Mario ormai era sott’acqua da molto tempo. Paul si immerse, cercava l’amico con la disperazione scavata sul viso. Entrambi in balia dei vortici, si ritrovarono a contatto l’un con l’altro, finché se ne andò ogni briciolo di sensibilità ed il buio li avvolse in un abbraccio materno.
Il silenzio più totale regnava incontrastato come in un incubo asfissiante.
I due si ritrovarono poi a camminare in equilibrio sul niente e le sensazioni erano simili a quelle di una fluttuazione incondizionata sul vuoto infinito.
Ma lontanissimo, o vicinissimo, nessuno poteva saperlo, un punto bianco luminosissimo, sembrava quasi indicare la via. Tutto era “issimo”, ma cos’era “tutto”? Non c’era nulla, ma quel punto li attirava come una forza incontrastabile e pian piano cominciarono ad avvertire lievi rintocchi.
Man mano che si avvicinavano, il punto si faceva sempre più grande ed era quasi impossibile guardarlo ad occhi nudi. I rintocchi si facevano più scanditi ed erano due, provenienti da due diverse direzioni…tu-tum tu-tum tu-tum.
Quasi spaventati, si vedevano risucchiare da questa luce impalpabile ed i rintocchi erano insopportabili: sfondavano il petto, laceravano il costato. Il cuore intonava il proprio inno alla vita.
Poi, come prima li avvolse il buio, ora la luce li inglobò dentro di se ed un risucchio violento li riportò nella realtà. Tossendo e sputando acqua si risvegliarono quasi insieme e la prima cosa che videro fu lo sceriffo Aughentaler che disse: “Quando la finirete di mettervi nei guai. Avete rischiato grosso…”
Mentre lo sceriffo continuava a blaterare, loro, sdraiati a terra, infradiciati e disorientati, si guardarono in faccia.
Paul disse: “Caro Mario, sappi che se tu sei in difficoltà, io ti vengo a prendere anche sulla luna”


“Caro Mario, sappi che se tu sei in difficoltà, io ti vengo a prendere anche sulla luna”
A questo Mario stava pensando quando gioie, lacrime, euforia, emozione e paura si spandevano in tutta la chiesa.
“Vuoi tu Paul prendere in sposa la qui presente Donna Diletta per…” Il rev. Diego celebrava lo sposalizio. Mario, uno dei testimoni, si commosse alla fatidica frase pronunciata da Paul.
“Si lo voglio”
E la festa poteva cominciare.


E la festa poteva cominciare. Non appena Mario aprì la porta dell’Emporio, nuovo di zecca. Era il giorno dell’inaugurazione. Tutto il paese rendeva omaggio ai sacrifici fatti da quest’uomo.
“Da oggi, signori e signore, c’è un nuovo punto di riferimento in città: l’Emporio Righington.
Cercate l’inesistente? Qui troverete questo ed altro. Ogni volta che quella porta si aprirà col suo din din, vi sentirete dire:
“Buon giorno, in cosa posso servirla?”


“Buon giorno, in cosa posso servirla?” Mario, sentendo il din din della porta, disse la frase di benvenuto, mentre era rivolto di spalle all’entrata.”
“Oh per me lo è un buon giorno. E per voi? Mario si voltò. Dalla notte al saloon infestava la città con i suoi tentacoli.
Simon Romizinsky.


Simon Romizinsky. Era stato lui a commissionarlo, Mario non aveva dubbi. Donna Diletta era stata uccisa. A terra, il viso sporcato dal suo stesso sangue.
Non c’erano parole per…


Non c’erano parole per…descrivere lo stato inquietante che Mario provò al suono forte e deciso di quel “impiccatelo”, detto dal suo più grande terrore e nemico. Detto dal male in persona.
Sarebbe stata la notte più lunga. Poi il trasferimento suo e di Paul verso il luogo dell’esecuzione.
La città si sarebbe svegliata al mattino, sempre che abbia dormito la notte, ed avrebbe visto l’orrore, l’avvertimento.
Un martire sarebbe diventato, e mentre la confusa mente era aggrovigliata da mille pensieri, scorse nella penombra della notte la pelata inconfondibile di Mark, che si nascondeva quatto quatto.
Lo avrebbe visto per l’ultima volta?


Lo avrebbe visto per l’ultima volta? L’orizzonte scuro scuro, con la luce del nuovo giorno che cominciava a farsi strada. Tent’era durato tutto il rituale dell’esecuzione, la preparazione maniacale di ogni particolare. Era sadico Travel. La lenta attesa della morte era snervante.
Ma ora c’eravamo, l’appuntamento era imminente. In bilico sopra le spalle di Paul, Travel che gli spara ad una gamba. Il poveretto, in preda a lancinanti dolori, fa di tutto per non cadere a terra. Quando Paul comincia a cedere, Mario sbianca ma resiste mentalmente con un orgoglio senza precedenti.
La vita è una merda, pensò Mario quando non sentì più l’appoggio sotto i piedi.
Rivisse l’intera vita in un attimo, un attimo lungo tutta la vita.
Gli trapassò il corpo come una breve, intensa, gelata folata di vento.



Per informazioni: info@thefarters.com