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FARTERS TOWN - Tutto in una notte (atto secondo)

 
Roteava su se stessa nel suo procedere velocissimo ed inflessibile. Non poteva fallire, nella sua traiettoria c’era tutta la vita di un uomo. Mentre si avvicinava al bersaglio a velocità sostenutissima, un mondo ricco di sensazioni, stati d’animo, passioni, trepidazioni, paura, si animava intorno ad essa.
Teatro della scena era un posto un po’ fuori città, dove ci arrivavi con le tue gambe e…basta.
Una radura circondata da pochi,sfrondati alberi. Uno di essi sembra quasi lavorato a mano.
In posizione centrale rispetto alla scena, rispetto a qualsiasi scena. Scuro, spettrale, temuto, strumento di morte. Da un ramo pende una corda che termina con un anello, un cappio. Solo a guardarlo, tremano le gambe. Ma il condannato ha perlomeno la possibilità di morire osservando un panorama composto da terre aride, fino a fermare la vista sulla sottile linea dell’orizzonte, dove i monti si stagliano, sfocati, nel cielo.
Lo stesso cielo che avrebbe accolto la povera anima del condannato. L’anima d’un disperato, morto sulla forca, che attende solo la fine dell’agonia. Attende solo che lo sfiancante conto alla rovescia si esaurisca al più presto. Perché il silenzio invade tutto il campo visivo e tutt’intorno a te. Te, solo con te stesso, con in testa un ronzio infernale che aumenta fino a fartela desiderare, la morte. Perché quell’attesa lascia spazio solo all’angoscia, alla disperazione, alla dannazione. Vorresti fortemente che accada qualcosa, qualcosa d’imprevisto, qualcosa che cambi le carte in tavola, qualcosa di miracoloso, qualcosa che sai che non accadrà mai.
Ed al centro della scena, della nostra scena, c’è proprio quel cappio, che si sta stringendo sul collo di Mario Righington. Mario, in lenta caduta verso l’inferno; sotto di lui, ferito ad una gamba, Paul Castleline cede il passo allo sfinimento, portando Mario nelle fredde braccia della morte. Davanti a loro Travel, con la pistola ancora fumante e Simon. I due si godono il siparietto. Negli occhi di Simon si leggeva cosa stava pensando: “Speriamo che basti a dimostrare a quei fottuti che cosa sono capace di fare, che finora ho solo scherzato.”
In lontananza, alle spalle di Mario, appostati dietro ad un ammasso di rocce, ci sono El Tigneros e Canino Dente di Lupo, imbattutisi quasi per caso in quella macabra situazione. Era stata la cocciuta ostinazione di Canino Dente di Lupo a farli mettere in marcia con appena un’ora di sonno alle spalle. Alla ricerca di Simon, e lo trovarono.
Dall’altra parte della radura erano appollaiati Mark Sani, Alex Bagagli e Jack Gigliocrocquet.
Erano sfuggiti alla guardia dello Sceriffo Bernard con un piccolo trucco. Dopo che Jack li aveva liberati, si accorsero dell’arrivo dello Sceriffo, mandato da Simon per accertarsi della situazione dopo l’urlo di Mark. Arrivato dentro l’ufficio, vide la cella vuota con la porta spalancata. Non c’era nessuno. Non sapeva cosa pensare, non sapeva cosa fare. Era in questi momenti che venivano fuori tutte le insicurezze di Bernard. Ed in questi momenti capiva di essere inferiore al fratello. E fu in questo periodo di indecisione che cadde nella trappola con tutti gli stivali.
“Hey, ti ricordi di questo?” disse Mark sbucato fuori all’improvviso da dietro la porta. Quando Bernard si girò, il cazzotto sferrato da Mark lo colpi in pieno zigomo sinistro. Andò a cozzare contro le sbarre della cella con la testa e perse conoscenza. “Allora te lo ricordi? Ora sei tu a finire in galera.” Lo portarono dentro, gli tolsero la pistola e le chiavi della cella e chiusero la porta con la chiave. Ma non con quella chiave, con quella che li aveva liberati, quella in possesso di Jack. Poi se ne andarono. Se ne andarono nella direzione in cui sentirono provenire dei rumori. E poterono assistere quasi per intero a tutta la scena.
Scoccata dall’arco di Canino Dente di Lupo, la freccia viaggiava incurante di qualsiasi pericolo, con l’unico scopo di centrare la corda che s’impadroniva della linfa vitale di Mario.
Allora c’eravamo, eravamo arrivati al dunque. Paul che cedeva lentamente verso terra, Mario che comincia a sentire la stretta al collo. C’è chi dice che un impiccato non muore per soffocamento, ma perché la caduta verso terra del corpo senza più appoggio e la frenata per la resistenza che la corda oppone al corpo stesso, gli spezza il collo. Ora questo poco importa perché il risultato finale è lo stesso: morte certa. A volte, però, quel qualcosa di inaspettato che vorresti che accadesse, capita che accada veramente. E quel qualcosa d’inaspettato era questa freccia lanciata ad altissima velocità verso la corda.
Sibila la freccia e va solo a scalfire la corda. Cambia leggermente traiettoria e si conficca nel terreno, molto lontano da Simon.
“Cazzo, cazzo, cazzo” impreca El Tigneros.
“E allora perché non hai usato la pistola?” risponde Canino Dente di Lupo.
Nel frattempo vedono Mario, che sta esalando gli ultimi rantoli, cadere sopra Paul come un sacco di patate. La freccia aveva solo scalfito la corda, ma sfilacciandone le fibre, le quali pian piano si strapparono tutte, sotto al peso gravitazionale impresso da Mario. Travel e Simon sono spiazzati da questo avvenimento e mentre si guardano intorno, Paul allarga la corda dal collo di Mario. Non è cosciente, ma è ancora vivo.
“Hai visto? Bianco malfidente.”
El Tigneros disse: “E’ il momento di entrare in azione, ma prima ti dico perché non ho usato la pistola. Perché ho solo due colpi e mi servono per….”
El Tigneros si volta di scatto estraendo in contemporanea la pistola dalla fondina e spara due colpi uno dietro l’altro, “….Sparare a questi due stronzi”.
Erano Richard Brill e Memo Curcio, che volevano sorprenderli alle spalle. Avrebbero fatto meglio a sparargli da lontano. Non ebbero nemmeno il tempo per sparare un sol colpo. Caddero uno all’indietro e l’altro in avanti. Due colpi istantanei e precisi.
La guerra era cominciata.
El Tigneros, con le pistole dei due cadaveri e Canino Dente di Lupo, si precipitarono nella radura.
Mark Sani ed i suoi, uscirono anch’essi allo scoperto. Simon e Travel scappano, la sparatoria ha inizio. El Tigneros colpisce Travel ad una spalla, il quale cade a terra, perdendo la pistola, caduta a poca distanza. Vista la concitazione Mark non aveva focalizzato bene El Tigneros e Canino Dente di Lupo.
Simon fece in tempo a saltare in sella al cavallo ed a scappare, sotto i colpi di proiettile e le frecce scagliate da Canino Dente di Lupo. Una di queste colpì un albero a poca distanza da Simon, che proseguì dritto per la sua strada. Mark sparò molti colpi, che non andarono a segno.
Se l’erano fatto sfuggire. Mark andò in completa paranoia pensando a Giordana: “Ora l’ammazza, ora me l’ammazza, no no no”. Stava quasi delirando.
Mario aveva ripreso una timida conoscenza, Paul aveva perso molto sangue, ma non rischiava la pelle. Alex e Jack in disparte.
Travel era terra, ferito ad una spalla. Cercava, strisciando, di riprendere la pistola, ma cadde stremato completamente steso a terra. Tutto questo sotto gli occhi attenti del Tigneros e di Mark, in stato un po’ confusionale. Erano vicini l’un con l’altro e quando rialzarono lo sguardo si trovarono faccia a faccia. El Tigneros e Mark Sani faccia a faccia. O meglio, Mark doveva mirare verso il basso per guardare El Tigneros in faccia.
Si guardarono a lungo, era una vita che Mark aspettava questo momento. Ed ora non sapeva reagire.
La mente era sconvolta da mille avvenimenti, da mille percezione, da mille pensieri pericolosi e riguardavano tutti la figlia ed un folle scampato alla morte, che potrebbe riservare proprio a Giordana. Ma c’era El Tigneros di fronte.
El Tigneros, per contro, aspettava una reazione da Mark. Sapeva che non era stato lui ad uccidergli la moglie, e non uccise nemmeno Donna Diletta, ma come poteva farglielo capire? Aspettava una reazione, sperando che gli eventi non precipitassero. Non voleva ucciderlo, era sicuro che sarebbe morto Mark.
Quando Mark Sani alzò la pistola, El Tigneros decise l’imprevedibile.
“Se devi farlo, fallo. Ma così non saprai mai come sono andate le cose.”
Mark in ossessivo silenzio, tirò il cane e…



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