The Farters Web
 

La Matrioska Etruska

 
Tempo reale
Corso Cavour – ore 3 am
E’ notte fonda e Luca P. percorre Corso Cavour con la sua Golf Gti abart. Visto dall’esterno si vede lui che smascella e muove repentinamente e ritmicamente la testa in avanti, tutto preso dai ‘bussi’ da discoteca. Tum-tum-ruttuttum-tum-tum ovattato. E Luca P., prossimo alla sordità perché all’interno dell’auto c’è il disco inferno sonoro, nota, all’altezza dell’alimentari Despar, la presenza dell’alimentari stesso.
-Fottuti negozi al dettaglio- pensava Luca P. – Te predicano che i grandi supermercati li stanno portà all’estinzione, te dicono che da loro c’è il vecchio rapporto umano di cortesia tra venditore e consumatore, bla bla bla…tutte stronzate. Entri dentro ‘buongiorno’, ‘buongiorno’ e te tocca d’aspetta che, sempre in nome dell’amichevole rapporto da gran figlio di puttana, quello finisce de parla co la vecchia. ‘E ‘lsè chi sta male Ansè?’ ‘No Concè, e io nne ‘lso, ditmol vò.’ ‘Sta mal la figlia del sor Dantini.’ ‘Ma chi ‘l dottore? Ma n’sarà vero.’ ‘E’ vero è vero, ta me me l’ha detto la Rita del fioraio, che glie l’ha detto ‘l cognato della sorella del Testino. Anche lu poretto, con quil c’ha passato…’ ‘E c’ha fatto?’ ‘Ma come nnel sapete? Gli è morta la moglie du settiman fa, gli è pres n’ictus e tta, secca come ‘no straccio. E che ce vol fa, a st’età dua vol gì, pi tetti? Senta me l’da mezz’etto de parmigiano? Fa ‘l bravo eh, dammol bono e mettmol bene che co sti euri nce s’arcapezza più niente.’ ‘Nse preoccupi Concè, ma ancora n’ma detto ch’accidenti glie preso ta la figlia de Dantini’…e intanto tu ste di lì come ‘n coglione. E poi te staccono certi prezzi che gissero a ‘ffanculo loro e…pezzi de merda. Ma loro sono costretti a tenere questi prezzi perché…perché…perché per sopravvivere alla spietata concorrenza delle catene di supermercati…ma vaffanculo ‘n’altra volta….Ipercoop Ipercoop Ipercoop.-
Il povero Luca P., mezzo sordo e rincoglito di ‘bussi’, si vede sfondare il parabrezza dall’insegna dell’alimentari, perse il controllo dell’auto e sfondò la fiancata di una Renault Clio rossa parcheggiata sul lato destro. Immobile, sanguinante, una vera e propria maschera di sangue per l’esattezza. Tra l’altro il tum-tum-ruttuttum ora rimbova per tutta la via, adesso che le onde sonore potevano liberarsi fuori dell’abitacolo. L’insegna del Despar dentro l’auto, i frammenti del parabrezza e dell’insegna stessa, sparsi ovunque. ‘Gestione familiare’ riusciva a leggere con la coda dell’occhio Luca P., e pensava cosa mai poteva essere successo. Un mostro malefico? O famelico? Un sogno? Un’allucinazione? Ma il sangue sembra vero, anzi è vero. Allora? Optò a favore dell’ultima possibile razionale ipotesi: giustizia divina.
Poi finalmente capì: a metà parete verticale un’orrendo mostro peloso, giallo, con una strana arma, o quello era ciò che sembrava, aveva staccato l’insegna e l’aveva tirata contro l’auto. Ora stava rosicchiando una centralina elettrica …e tutta la zona rimase al buio.
-Noooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooo oooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooo oooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooo oooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooo….h h h h nnnooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooo oooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooo oooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooo – e non era Luca P. perché non riusciva a parlare- aaahhh nooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooo oooooo- tum tum ruttuttum megamix, continuava a suonare lo stereo- nooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooo oooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooo- mentre la belva mostruosa avventatasi su Luca P. lo divorava partendo dalle viscere – nooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooo ooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooo – l’ultimo pensiero di Luca P. fu ‘Allora c’avevo preso alla prima botta, era un mostro malefico e anche famel…. – nooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooo oooooooooooooooooooooooooooooooo.
L’onda d’urto provocata da quel grido sfondò perfino le vetrate del Duomo in Piazza 4 Novembre e per fortuna anche quelle orrende viola della Bibliomedia a S.Sisto, l’astronave per intenderci. Quest’urlo stava facendo impazzire la gente che dormiva nei propri letti. Gli allarmi suonavano in modo sconclusionato e confusionario. Il caos.
Da un’appartamento al terzo piano sopra il luogo dell’incidente: “Ehi mi avevi detto che tuo marito era in Francia”, “Come? Non riesco a sentirti”, mentre tutto saltava in aria, era scoppiato il lampadario, cadevano i quadri. Mentre continuavano a suonare gli allarmi di case, auto e negozi, mentre quell’urlo oramai aveva fatto una strage paragonabile ad un terremoto di magnitudo 6,7 della scala Richter. “Ci ucciderà tutti, ci ucciderà tutti e due”. Quell’uomo corse a gettarsi dalla finestra. Quell’uomo in preda al panico volava dal terzo piano. Nella cecità della via, volando giù verso terra, vide nell’ordine: il mostro, il mostro che stava mangiando le budella di un ragazzo, il ragazzo era seduto sulla sua vettura dal muso sfasciato, poi vide la sua Clio rossa col fianco sinistro sfondato. ‘La mia macchina, guarda come come l’hanno ridotta’. Infine lo sguardo e la mente fecero un’istantaneo dietrofront: ‘E quello che è? Ma è suo marito? Che schif…..splat. Quell’uomo era Marco Sani, amministratore delegato della Nike Italia, presidente dell’Associazione Reduci di Guerra, presidente del Club dei Ministi, Presidente di Umbria Jazz, senatore a vita, membro onorario del movimento dei calvinisti, presidente dell’Assoindustriali ed esponente di spicco della massoneria, nonche presidente dell’Aston Villa, formazione calcistica inglese….e guidava una una Clio per i suoi movimenti segreti.

Tafferugli
E’ il momento di tornare al giorno dell’esperimento.
Bernardo è dentro alla prima gallerie di conversione protonica, Mario nella seconda. I tifosi di Mario sono assiepati nel cortile dello stabilimento.
Quando la polizia fa irruzione, il processo di conversione è arrivato al 50%.
Subito i tifosi si schierano in posizione di battaglia, a protezione del proprio idolo. Dal cordone di poliziotti partono i lanci di lacrimogeni. I tifosi si fiondano all’assalto. Bastoni, mazze, spranghe e tutto ciò che la fantasia potesse far individuare come oggetto contundente. Dall’altra parte scudi e manganelli. Durante gli scontri, dall’una e dall’altra parte si vedono feriti a terra e scene di ordinaria violenza. Nel tumulto generale, il Tigno, Paulie e lo Jap, si defilano. Prende la parola il Paulie: “Freghi, tocca scorta Mario fuori, senza farlo vedere dai fottuti sbirri. Si avvicinarono alla porta di sicuerzza della galleria, la aprirono…e vennero risucchiati dal flusso. La luce ora ‘andava e veniva’: cosa stesse succedendo nessuno lo sapeva, d isicuro era qualcosa di irreparabile. L’apertura della porta fece calare il contatto di trasmissione tra Mario e il ratto. Il ratto, superintelligente come già detto, capiva che quel stava accadendo era bene e, quantevvero Iddio, esultò come se avesse vinto al ‘gratto e vinco, il primo concorso a premi che fa felici sia il ratto che il gatto’. Il ratto pensava: ‘t’è andata male, Mario, eh? Tante le volte potevi diventa intelligente, colto e saggio. Mario pensava: ‘T’è andata male, eh ratto? Tante le volte potevi diventà il ratto più potente della penisola. Potevo usare te per far circolare la droga e chi se ne sarebbe mai accorto. Chi si sarebbe accorto di un ratto col gessato e il sigaro in bocca. E chiaramente nessuno ti avrebbe più chiamato ratto, ma Vinny Topo di Fogna o Tota’ Il ratto pensava: ‘Ma quei tre che sono entrati dove sono finiti?’. Mario pensava: ‘Dove sono finite le merde?’ Il ratto pensava: ‘Te li sei mangati tu Mario!!’ Mario pensava: ‘Se l’artovo li magno vivi. Do cazzo so?
Intanto gli scontri proseguivano senza esclusione di colpi.

Il capitolo Bernardo e la fuga di Mario.
“Non c’è nessun capitolo Bernardo e mai ci sarà, avete capito? Perché io ora aumenterò il voltaggio di questo marchingegno e di mio fratello non rimarranno altro che le ceneri fumanti”. C’era solo una persona che avrebbe potuto dire ‘mio fratello’: Aimone. Infatti Diletta tirò lava al massimo.
Tifosi e poliziotti alle prime parole udite, si erano bloccati e rimasero immobili a fissare la scena.
Dal pubblico si levò una voce: “Non farlo Aimone, io il Bernacca lo voglio salvare”. “Ma che cazzo voi, non fare cosa? Ma io nno aperto bocca”. E un'altra voce: “Ecco, bravo, e continua a tenerla chiusa”. Diletta: “Ma sono stata io, io sono stata, potevo essere una star, e lo ero. E lo sarò ancora con questa mossa che mi varrà fama e celebrità sino alla notte in cui Mario smetterà di russare, cioè sino alla notte dei tempi. Altre voci: “Me sembrava che, per essere Aimone, c’avesse la voce da castrato”. “Come? Così?” e sempre la stessa persona che lo zittì prima, mollò un gran calcio nelle palle ad Aimone, proprio nello stesso tempo in cui Diletta tirò la leva. La concomitanza di eventi fece riscatenare i tifosi di Mario, i quali si prodigarono in canti e balli, che videro partecipi anche i poliziotti.
Fu in questo clima di gioia, mentre tifosi e sbirri, dopo aversele ‘date di santa ragione’, si erano uniti nello stesso coro, Mario scappò. Però si sentiva strano, appesantito, ma con una gran forza e una tigna mai provata. Dopo aver corso per 10 km, Mario si accorse di avere attaccati al groppone due dei poliziotti presenti allo stabilimento. Si sgrullò come i cani e i due volarono sopra un albero e sui fili dell’alta tensione.
Mario riprese la corsa, semrpe più galvanizzato, sempre appesantito, ma in corpo aveva una belva.
Percorsi altri 12 km tutti di corsa, si voltò e disse: “’Nsete boni a venimme dietro a piedi. Oltre che la tigna, possedeva anche grande saggezza.
E il Bernh? Beh, non è che posso sapere tutto.

Tempo Reale
Corso Cavour-3 am
Nella sua abitazione, Lorenzo detto Giglio stava giocando, ormai da 119356 minuti ininterrotti, con uno dei suoi soliti simulatori di guerra. Azioni di gruppo, giochi di squadra, appostamenti da cecchino, strategie da mettere a punto. Ore su ore di gioco per sostenere l’azione dell’antiterrorismo. Finalmente arriva il momento tanto atteso, i terroristi sono allo stremo e ne rimane solo da uccidere. Per un gioco del destino capita proprio a portata di tiro del Giglio.
Due colpi in testa e poi il simulatore avrebbe sentenziato: ‘L’antiterrorismo ha vinto’.
Ma non ti va a mancare la corrente proprio sul più bello?
Nooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooo ooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooo oooooooo – e fu proprio lui, il Giglio a gridare il disappunto per quanto accaduto. Scese in strada in preda a spasmi di follia. Come sapete c’erano vetri in frantumi, pareti lesionate, allarmi impazziti, due auto distrutte, un’uomo con la testa pelata, sfrecellata a terra…e un mostro che mangiava un ragazzo. Il Giglio svoltò l’angolo che dava sulla via…e venne investito dal mostro in fuga.
Il terrorismo ha vinto.


Cosa accadrà nella terza puntata? Mio nonno diceva sempre: “Chi troppe domande, campa da Natale a S.Stefano!!”.


P.S.: La galleria di conversione protonica è gentilmente fornita dalla Zoppas.



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