The Farters Web
 

Il fondo di bicchiere ristagnante di satiriasi

 
Diversi articoli sono in corso di costruzione, compreso il finale della Matrioska Etruska. Intanto beccatevi questo.

Vero titolo, perchè non c'entrava tutto:

DELIRI, DOLORI E COLORI SONORI IMMERSI IN UN NAUSEABONDO FONDO DI BICCHIERE RISTAGNANTE DI SATIRIASI

Una volta ci era quasi riuscito ad arrivare in cima al lungo bicchiere, ma ricadde quando stava riuscendo ad aggrapparsi al bordo. Un volo verso il fondo del bicchiere, il quale rideva a bocca spalancata, ossesionandolo con lo scandire diabolico della risata grottesca. La mania di quella malattia gli aveva ucciso parti di corpo come un cancro si attacca alle cellule. Ovunque richiami malformi di immagini sessuali. Ovunque nella sua testa. Gli impulsi scendevano fino al naso. Inalare profumi ubriacava i sensi che trasmettevano in due direzioni i messaggi da inviare al resto del corpo. E così tornava a pulsare la mente, ricca di fervore ora. Nell’altra direzione la scarica era già arrivata all’addome, il quale contraendosi e indurendosi, suonava la carica alle armate che marciavano da sud. Il sangue in subbuglio tumultuoso, nelle file dei globuli rossi si era sparsa la voce di uno dei consueti attacchi di satiriasi. Le turbine pompavano a pieno regime; le armate da sud erano ormai in vista e col vessillo alzato si presentarono al cospetto del pomo d’adamo. Quest’ultimo camminava in su è in giù, tormentato da quello spasmodico, irrefrenabile e barbaro comandante delle armate falliche. Ma ancor più spaventoso era ciò che succedva ai piani alti: dentro la testa si era instaurato un regime di lucida follia. La temperatura della pentola a pressione era arrivata al punto da far aprire la valvola di sfiato e così dalle narici uscivano ansimanti, smaniose ansiose sbuffate. Le contrazioni in viso erano via via sempre più marcate. Le armate falliche da sud erano incontenibili. Ma la severa punizione era proprio questa: la “preda” stava comodamente seduta sul bordo del bicchiere.
Insopportabile, una droga, ingiusto.
“Ingiusto?” Un cubetto di ghiaccio si rivolse al maniaco. “Ingiusta è la mia lenta agonia verso lo scioglimento. Ingiusto è assorbire tutte turbe psichiche del mondo e leggere la pazzia che c’è nelle creature dell’universo.”
“Ma tu chi sei?”
“Caro il mio bel maniaco, metti giù le mani, che come vedi non sono una donna. Chi sono io? Non si vede? Sono un cubetto di ghiaccio, adesso.”
“Che vuol dire adesso?”
“Adesso vuol dire ora, in questo momento, presentemente, nel tempo attuale. Per esempio adesso sto parlando con un maniaco sessuale.”
“Ma io non volevo sapere il significato della parola adesso; volevo venire a conoscenza del perché hai detto che sei un cubetto di ghiaccio adesso.”
“Perché, se non son matto, penso sia visibile a tutti che io adesso sia un cubetto di ghiaccio.”
Il maniaco sfogò il proprio desideri osessuale dando una serie di calci al cubetto e frantuamndolo in tre pezzi non omogenei tra loro.
“Stai meglio ad…ora?” gli chiese il frammento di cubetto più grande.
“Secondo me sta abbastanza bene.” Rispose il frammento più piccolo.
“Secondo me non dobbiamo avere pietà di un essere inumano come lui”. Asserì il frammento di cubetto mezzano.
“No no, ora sto meglio, è passata.” Disse il maniaco.
Il frammento di ghiaccio più grande andò a sincerarsene col trucchetto di sua invenzione e disse: “Sicuro? E adesso?”.
Il maniaco si scagliò addosso ai tre cubetti a suon di calci e pugni, li ridusse perlomeno in un venti-ventidue pezzi. Poi si fermò per calmarsi e per recuperare un respiro più tranquillo.
Cominciò un concerto di voci da parte dei frammenti di cubetto.
“Tratti le donne come oggetti”, giungeva da una parte.
“E non solo loro”, gli fa eco un altro frammento.
“La coscienza verrà a galla nella tua testa”, un’altra voce.
“E sarà un’arma a doppio taglio”.
“Quando riuscirai a pensare solo in minima parte a quello che hai fatto solo ad una della tue vittime, lascierai tutto per espiare le tue colpe. Quello forse sarà il giorno in cui avrai debellato la tua malattia.”
“Pensa come ci hai ridotto in frammenti a noi, e pensa in maniera esponenziale a cosa hai fatto alle loro anime”.
Il maniaco si accasciò a terra e cominciò a piangere.
“E’ già un inizio”, disse un frammento.
Ma un altro replicò: “E’ il momento di insistere tutti insieme”.
E fu così che un coro di frammenti di ghiaccio incitava un maniaco sessuale accasciato in lacrime sul fondo di un bicchere: “Estirpa il male, estirpa il male, estirpa il male….”, ripetuto fino all’infinito.
“Il maniaco in lacrime stava impazzendo. Ma non era già una persona pazza? Certo, ma ora impazziva di ritorni al presente, di flashate di verità, impazziva di angoscia.
“Ma chi siete, chi siete?”, borbottava in lacrime, il maniaco.
“Noi siamo le creazioni della tua mente, della mente di tutte le persone. Possiamo assumere qualunque forma, essere qualsiasi cosa il subconsciò di una persona crei dal nulla. Ne abbiamo viste di cose che farebbero infartare anche chi è senza cuore.”
E un altro frammento: “Eh, ve lo ricordate? Siamo stati di tutto: uno spaventapasseri, una farfalla, un fenicottero e dio solo sa quante altre cose siamo state. Un roditore, è vero, anche un roditore. E che dire di quando siamo stati uno gnomo? Senti, noi ce la mettiamo tutta per salvare l’anima delle persone, ma non sempre ci riusciamo. Speriamo che tu non sia più nocivo per nessun essere di questa terra. Tra poco sarai solo con te stesso e col rimorso che ti attanaglierà la giugulare…”
I frammenti di ghiaccio si erano sciolti e il maniaco rimase appunto solo con se stesso.
Iniziò con determinazione ad arrampicarsi sul vetro del bicchiere. Rischiò di scivolare più volte.
Riuscì finalmente ad aggrapparsi finalmente al bordo e scomparve oltre il limite inesplorato della sua vita.



Stava camminando per strada. Quanto tempo era passato? Un minuto? Un anno? Un millennio?
Una ragazza dai lunghi capelli mossi, castano-neri, aveva svoltato l’angolo della via e lui se l’era trovata difronte. Era bellissima con quell’aria misteriosa e sbarazzina. Il viso racchiudeva tutte le magie raccolte nei suoi occhi. “Quella sua maglietta fina tanto stretta al punto che…”, “Perché è passato Baglioni tanto bene ad…ora? E perché canta le sue canzoni?”, pensò il maniaco.
Intanto la ragazza si stava defilando. Il seno era una visione profonda di caldi atolli polinesiani.
Il maniaco sentì una fitta al cuore. “Oh no, ci risiamo”, pensò con la paura puntata alla tempia.
Non era quel tipo di metamorfosi. Era un ossessione diversa, avvertiva scosse sismiche in tutto il corpo, raggranellamenti di cieli che ondeggiavano come i lunghi capelli.
Prima di svoltare l’altro angolo della via, la ragazza si girò verso di lui. Venne fulminato.


Aveva appena incrociato l’altra metà della sua vita, una cosa che non capita a tutti. Avrebbe voluto andarle appresso come il destino avrebbe voluto che fosse. Ma non ci riuscì. Per la prima volta aveva visto una donna non come oggetto.
“Quando riuscirai a pensare solo in minima parte a quello che hai fatto solo ad una della tue vittime, lasciarai tutto per espiare le tue colpe. Quello forse sarà il giorno in cui avrai debellato la tua malattia.”
Successe tutto in pochi istanti. Realizzò in un secondo cosa era stato, cosa aveva fatto. La coscienza si stava mangiando anche le sue scarpe. In preda a forti attacchi di rifiuto, scappò inseguito da tutte le sue vittime. Scappò così lontano che arrivò nell’aia di una fattoria. Vide un pozzo. Non pensò a niente, ci si gettò dentro e quel pozzo pian piano assunse le sembianze del bicchiere. Trentacinque metri in picchiata libera.

Era guarito? Le sue vittime che ne avrebbero pensato? Ombre su ombre su ciò che è giusto e su che è sbagliato. A qualcuno sembrava misericordioso lenire l’avvicinamento alla morte anche per quel maniaco che non si sentiva più maniaco. Ma che lo era stato.
I lunghi capelli ondulati svoltavano definitivamente l’angolo della via: con quest’immagine morì all’impatto col fondo del pozzo. Col fondo del bicchiere. Col fondo del bicchiere ristagnante di satiriasi.
Era giusto così.


Una ragazza dai lunghi capelli castano-neri stava per rientare a casa. Mentre saliva i due gradini per arrivare al portone, un piccolo stolzo la fece trasalire. Erano già dieci minuti che si sentiva ‘strana’.
Il momento del sobbalzo fu l’istante in cui un uomo dal passato atroce che si era pentito e spinto dal peso delle sue azioni decise di togliersi la vita, morì nel fondo di un pozzo.
Quella ragazza si sposò, ma non fu mai veramente felice….come le vittime di quello che il destino le aveva riservato come uomo della vita.
Era stato cambiato il corso di quel riserva il destino, ma questa è un’altra storia.



Una ragazza dai lunghi capelli castano-neri, col viso che racchiudeva tutte le magie raccolte nei suoi occhi, vide quello che pensava fosse una mosca sul fondo del proprio bicchiere, prendere a calci un cubetto di ghiaccio….



Per informazioni: info@thefarters.com