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Un bilico in bilico tra egoismo e altruismo

 
Egoismo contro altruismo: l’eterna lotta fra il bene e il male (?), fra veri e falsi (?), fra santi e demoni (?), fra…stornato dalle randellate se non la smetto di occupare la corsia di soprasso in salita.

Sono Jack Burton e faccio il camionista,
dalla mattina alla sera sempre in pista,
sono libero e non faccio l’autista,
punto sempre dritto all’orizzonte che mi conquista
e col suo mistero raggiungibile solo alla mia vista,
sperando sempre che non muoia per una svista,
e non chiamatemi “razza d’egoista”,
perché ciò che nella mia vita ho messo in lista,
farà di me un grande altruista.

Cominciamo col reimmetterci nella corsia per veicoli lenti, così sarò appagato con questo gesto d’altruismo per i prossimi cinque minuti. Ed il sorriso di ringraziamento dell’utente della strada che vuole spazio per correre verso la meta di sua destinazione, renderà me un uomo felice.
“Ma brutto testa di cazzo, ti vuoi levare con questo cassone del ‘15/’18?”.
Eh sì, ne vale proprio la pena. Io sono a posto con la coscienza e del resto non me frega niente.
“Ma bravo, tu non te ne sei accorto ma hai fatto proprio un discorso da egoista, aggravato dal pensiero sbagliato, indotto dal gesto che hai fatto, finalizzato a favorire una migliore esistenza per le altre persone”, sembrava dire San Gennaro che mi guardava dal parasole sopra di me, dove l’avevo sistemato dopo che si era staccato dal parabrezza.
“Posa le tue mani sul mio sedere e sbattimi tutta”, sembrava dire la ragazza play-boy del mese di giugno, appesa sullo specchietto retrovisore, in posa alquanto provocante e con un fondoschiena da favola.
“Quando schiacci il pedale del gas, pensa a tua moglie ed ai due angeli che ti aspettono a casa”, non sembrava dire, ma citava la scritta sul cruscotto.
In effetti, San Gennà, non hai tutti i torti, ma io faccio un favore a quello e quello mi ricambia con 4 insulti? Eh no!!
Il viaggio prosegue senza intoppi, col mio carico di ‘breccione’, ignaro del futuro, lucido negli occhi per dei fiori appoggiati al guard-rail, incuriosito da quell’autostoppista sulla piazzola di sosta.
La curiosità, la curiosità: che sia figlia di un fine egoistico? Cioè, io salgo l’autostoppista, lavorando d’altruismo sul beneficio apportato ad una persona senza mezzo di locomozione e con un po’ di commozione nel veder qualcuno che si ferma, probabilmente anche senza soldi. Non sarò mica spinto dal fatto che, invece, prima di pensare al ad aiutare colui il quale mi appresterò a far salire, possa insinuarsi quell’effimera voglia di farmi gli affari suoi per appagare una mia voglia?
Accosto, mi fermo, il breccione stride nel cassone: “Dove sei diretto?”, “Chi lo sa, solo destino potrà dirci dove siamo diretti. Se intendeva dove sono diretto ora fisicamente…chi lo sa, solo il destino potrà dirci dove siamo diretti. Allora me lo da un passaggio? E comunque la curiosità è una delle motivazioni che spinge il mondo ad un continuo progresso, non c’è niente di male ad essere curiosi.” Lo faccio salire, ma sono avvolto da mille domande, che più che per cuirosità, sono supportate da un fattore misto di paura e fascino verso quell’uomo misterioso. Ma la domanda col punto interrogativo più grande era: come cazzo faceva a sapere dei miei pensieri sulla curiosità? Boh!
Appena salito, l’autostoppista dice: “Mi sembra proprio il caso di dire che sono un camionstoppista, ah ah, ma non ti fa ridere? Auto – camion capisci? Comunque io mi chiamo Alberto Malesani e dicono tutti che assomiglio a quel cuoco che è sempre in televisione…”, “Vissani?”, “…No Castellani, Paolo Castellani…”, “Mai sentito nominare”, gli rispondo, ed era vero. Inoltre aggiungo tra me e me: “Andiamo bene”.
Imbrunisce, ci fermiamo a far rifornimento di gasolio: “Hai visto, amico mio, a che cifre esorbitanti sono arrivati con i prezzi dei carburanti?” dico all’autostoppista. Mi piace chiamarlo autostoppista, piuttosto che con il suo vero nome, perché così rimane sempre quell’alone di mistero che non si sa spiegare, anche perché francamente quell’alone è rimasto, in fondo mi ha detto solo il nome e niente più. E lui mi risponde: “E l’ho visto, l’ho visto. E’ che ci lucrano sopra questi speculatori. Ma scusa, secondo te, siamo arrivati dove siamo arrivati e ancora non hanno trovato l’energia alternativa? Dammi retta è tutto frutto dell’egoismo immolato a divinità. Gli altri dèi, denaro, potenza, successo, non sono altro che dei sottoposti al dio egoismo. Posso dire che esso usa tutti i mezzi per affermare la propria centralità nella vita di un uomo. Non a caso egoismo, testuali parole del vocabolario, cosa significa: ‘esclusivo e soverchio amore di se stesso o dei propri beni, che non tiene conto delle altrui esigenze e diritti’.”
Qualcosa non mi convince in tutto questo discorso: “Ma scusa, come può l’egoismo mettersi in posizione di centralità nella vita di un uomo, se è proprio l’uomo a mettere se stesso al centro della propria esistenza?”
Autostoppista: “Ma infatti l’egoismo è solo la parola che racchiude il significato che già ho citato; non è che al centro della tua vita ci stai tu e l’egoismo. Chè poi solo uno può stare al centro, al massimo stareste nelle più immediate vicinanze del centro, a fare a spallate l’un con l’altro. Quello che voglio dire è che l’egoismo sei tu che rivedi te stesso ovunque e sotto qualunque forma ed essenza ed in virtù di ciò tu e l’egoismo sareste tu e tu, per cui una sola persona. E il fine ultimo di tutto ciò che fai è finalizzato a portare beneficio a te stesso.”
Io: “E allora l’amore dei propri beni? Il denaro non è un tuo bene? Come può essere solo elemento transitorio per arrivare a concedere a se stessi l’appagamento massimo di cui l’egoismo si nutre. Tra l’altro, se è come dici tu, che l’egoismo è la rappresentazione della propria persona in qualsiasi cosa, vorrebbe dire che noi ci nutriamo di noi stessi.”
“Eh no, caro mio, andiamoci piano perché qui si sta facendo una gran confusione. Da come dici, l’egoismo si nutre del senso di appagamento dei propri sensi, e non di noi stessi. E’ per quel senso di appagamento che tutto il resto è la parte sfocata dello sfondo di una foto, dove tu sei inquadrato in primo piano con un sorriso a mezzaluna del cazzo. In tutto questo, i propri beni rappresentano solo i mezzi per affermare il proprio amore per se stessi.”
“E allora?”
“Allora Zingarelli è un gran figlio di puttana”.
Andiamo a pisciare: sul muro sopra la turca, c’è scritto ‘Il minimo dolore del nostro dito mignolo ci preoccupa e ci turba molto di più del massacro di milioni dei nostri simili’.
Torniamo verso il camion. L’autostoppista sale dentro l’abitacolo, io attendo che il benzinaio finisca di fare il pieno.
Vedo l’autostoppista che sta rullando una canna. Mi avvicino sotto allo sportello dalla sua parte e gli dico: “Ma che stai facendo?!?”. E lui mi risponde: “E che non lo vedi? Non cominciare a rompere coi soliti moralismi e qui e là e sotto e sopra…fallo per la quiete dei miei timpani”.
“Moralismi? Moralismi? Brutto figlio di puttana, che moralismi e moralismi: dopo ci stai tu sveglio? Ti vuoi ritrovare ottanta metri sotto al cavalcavia, mentre sali in cielo sbattendo le tue alucce da cannabinoide de sto ceppo de cazzo. E lei signore ha finito con questo pieno?”
Il benzinaio: “Io io io, solo io sapete dire, non fate altro che pensare a voi stessi. Brucerebbe il mondo e voi ne approfitteste per quocerci due uova sopra…. Ecco, l’ho fatto il pieno…signore”. Lo pago e lui mentre si allonta borbotta qualcosa tipo “Io io, va va che il mondo sta a baciavve il culo perchè siete belli; ma vaffanculo”. La moglie del benzinaio, una signora sui ‘quaranta’, osserva la scena e dice al marito: “Dai, non te la prendere, ne passeranno a centinaia di stronzi così, al giorno”. Sta sulla porta dello sgabuzzino della cassa, vestita con un abito lungo a fiori, con lo spacco e mostra, impettita, un seno molto pronunciato, non so se mi spiego. Appena il marito le sta alle spalle, lei, gesto diretto ai miei occhi, ma non solo, apre un po’ le gambe in modo da mostrarmi l’interno coscia. Poi con la mano lentamente si accarezza proprio l’interno della coscia fino ad arrivare a strofinarsi i labbri della vagina…non portava le mutande. L’autostoppista stava finendo di rullare la canna e non si accorse di nulla. Gli dico: “Devo tornare al bagno, non l’ho finita di fare. Tu intanto va a farti mettere un timbro sul quel foglio, quello per i buoni del carburante”. “Va bene” mi risponde.
L’autostoppista scende dal camion col foglio in mano mentre pensa: “Questa è la volta che gli rubo il camion, intanto andiamo a mettere sto timbro e poi via”.
Io vado versoil bagno e non stacco mai gli occhi di dosso dalla donna. Lei mi raggiunge al bagno. Subito le sono addosso tastandole con forza il sedere con una mano ed un seno enorme con l’altra. Poi le passo la mano sulla fica, fino a penetrare dentro con due dita, mentre comincia a sbottonarmi la patta dei jeans. Ora col pollice le accarezzo pure il clitoride e lei fa un piccolo scatto per il piacere. Si abbassa, infila la mano dentro il varco nei calzoni e me lo tira fuori. “Rimane un pochino sorpresa: “Ah però, non ti avrei dato un soldo bucato e invece…”, “…e invece l’apparenza inganna” rispondo.
Nel frattempo, l’autostoppista entra dentro lo sgabuzzino della cassa, dove, dopo che si era allontanata la moglie, vi era già entrato il benzinaio. “Me lo mette un timbro qua?” dice al gestore.
“Certo”, ribatte il benzinaio, “ora glielo metto. La vuole una birra? Offre la casa”. “Perché no”, risponde l’autostoppista. Il benzinaio fa per aprire il frigorifero posto dietro la cassa. Nel farlo, in maniera da non farsi accorgere con l’altra mano afferra un’accetta posta dietro il frigo. Quando ha già aperto lo sportello a metà, l’autostoppista si accorge che non tutto rientra nella categoria ‘cose normali’. Infatti vede dentro il frigo un braccio umano ed una testa, forse dello stesso uomo. Sgrana gli occhi, i battiti del cuore accelerano all’impazzata. Lancia subito lo sguardo verso il benzinaio, il quale sghignazza e si appresta a scagliare una cettata nella testa del malcapitato autostoppista. L’accetta finisce per incagliarsi nel legno del bancone. Scappa, scappa verso il camion autostoppista, che tanto volevi rubarlo, no? Ora hai pure un buon motivo. Inseguito dal benzinaio cannibale. Riesce a salire sul camion e mettere in moto, ingrana la ridotta, poi la prima e si dà sulla superstrada senza voltarsi. E’ sconvolto, se l’è fatta addosso, ma una cosa è rìuscito a pensarla: “E mica siamo in un film che non ci sono le chiavi oppure non si mette in moto”. L’incubo è finito.
Io invece sono dentro ad un sogno, ignaro di tutto quello che accade fuori. Lei ha cominciato a leccarmi il cazzo sulla cappella e la sensazione è di estremo godimento, poi comincia a pompare avanti e indietro con la bocca. E chi sta meglio di me?
Mentre la scena di sesso orale si consumava dentro il bagno, fuori stava succedendo tutto ciò di cui si è già narrato sopra e l’epilogo per Jack Burton sarebbe stato nefasto, solo che non lo sapevo ancora…anche perché nella mia posizione….
Invece qualcosa accade: fatti appena cinquanta metri di superstrada, cioè la corsia d’immissione, l’autostoppista inchioda, fa retromarcia verso il piazzale e sterza fino a mettere il muso del camion dritto verso il benzinaio. Parte in avanti mirando proprio il benzinaio, che scappa e va a rifugiarsi nello sgabuzzino dell’orrore. Ha fatto male i suoi calcoli: il camion spazza via quella lurida baracca e poi si precipita a sfondare pure i bagni.
Intanto l’orgasmo sta per essere compiuto. La signora dice, mentre lui le sta venendo in bocca e fuori si sente un gran trambusto, segno che il marito stava facendo il suo dovere con l’autostoppista: “Adoro mangiare col sapore dello sperma in bocca”, e quando sta per staccarmi, con un sol morso, gran parte del mio pene, irrompe il mio amico col camion. E’ tutto un gran polverone, io salto sull’abitacolo, mentre mi accorgo che la puttana è finita sepolta dallo sciacquone e mezza parete di mattoni forati. “Cambiamoci di posto, guido io”, faccio all’autostoppista. Retromarcia, poi ridotta e prima, poi lui mi fa fermare, scende dicendo di andare ad assicurarsi che il benzinaio sia morto. Lo è, e così porta via tutti i soldi dalla cassa. Il Frigo rovesciato aveva rivelato una gran quantita di parti di corpi umani congelati.
Facciamo almeno due chilometri in silenzio e poi sbotto, gridando: “Mi voleva stacca il cazzo a morsi quella troiaaa. Grazie amico, grazie grazie grazie”.
“A me è successa una cosa strana…”, dice l’autostoppista, “sarò sincero, volevao rubarti il camion, poi ho visto dei cadaveri sezionati riposti in frigo e quel fottuto benzinaio che voleva farmi fare la stessa fine e sono scappato con una ragione che supponevo fosse stata anche valida”. Gli avrei perdonato qualsiasi cosa. Continua: “E’ successo che mi sono immaginato la mia vita, col peso della tua morte sulle spalle per non averti aiutato, anzi per averti tradito. E non l’ho sopportato, ho rigirato e sono venuto a fare il giustiziere”. “Grazie, grazie, grazie. Accende quella canna che ne abbiamo bisogno….Quella puttana, almeno gl’ho sborrato in faccia.” “E io preso tutto l’incasso”. E iniziano a ridere e dopo aver fumato continuano a ridere ancor più forte.
“Stavo pensando una cosa”, dico a lui, “ma se c’è un dio egoismo, c’è anche un dio altruismo?”
“Deve esserci, ma penso che non se l’è mai cacato nessuno”, e scoppiarono a ridere ancora.
L’autostoppista, dopo attimi di silenzio: “Esiste un punto d’incontro tra egiosmo ed altruismo?”
Io lo guardo: “Domanda cazzuta, il domandone del secolo, ma che dico del secolo, del millennio. C’è? Non c’è? Non so rispondere”.
“No, perché mi chiedevo: io ho fatto una cosa da eroe, tra virgolette; ma l’ho fatto più per te o per me, per far tacere i miei sensi di colpa. Insomma è un gesto d’altruismo o una grande azione egoistica, degnamente manipolata?”
“Io dico che non importa andare alla radice di simili cose, perché l’importante è che si facciano. Potrebbe cambiare lo spirito con cui si fanno. Penso anche che non è che esista solo egoismo e altruismo, ma molti altri fattori comportamentali e infiniti stati d’animo e sentimentali che condizionano il tutto. E’ come una insalata mista: non c’è solo l’insalata e i pomodori, ma la mozzarella, il mais, le olive…e tutto va a contribuire a cambiare il sapore dell’insalata. La stessa cosa accade a noi e alla nostra vita. Se c’è un punto d’incontro non lo so, perché il concetto di altruismo mi suona molto come atto di gentilezza e niente più….”
“Ora no ti seguo più”, dice l’autostoppista, “tu vorresti dire che l’altruismo non è l’opposto dell’egoismo, ma soltanto una branchia dell’egoismo stesso, una conseguenza.”
“Eh, potrebbe essere quasi cosi”
I due poi, entrano in una galleria e l’autostoppista insiste: “Quindi questa domanda sul punto d’incontro non doveva nemmeno essere posta?”.
“Certo che poteva essere fatta, anche se è difficile stabilre se c’è”.
Avienne ora una situazione strana e inspiegabile: il camion è ancora in galleria, la strada scompare e rimangono solo i fari ad illuminare il solo nero su nero. Cominciano a comparire strane forme.
“Sei sicuro che c’era solo fumo su quella canna?” “Spiritoso”
“Quello laggiù cos’è?”
“Quello laggiù è il punto d’incontro tra domanda e offerta”, risponde una voce che non si sa da dove viene. E proseguì: “Quello è il punto d’incontro tra ira e ragione, quello tra benessere e malessere. Quello laggiù ancora è il punto d’incontro tra la vita e la morte, che c’è, ve l’assicuro. Poi ci sono tanti altri punti d’incontro che non sto a elencarvi, quello e ne cito solo un altro e basta è tra il sangue arterioso e quello venoso.”
Autostoppista: “Ma questo e ubriaco.”
“Zitto e non mi interrompere, che devo farvi un monito…”
Io: Ma che ce devo fa con un monitor, poi un monitor, è come se…”
“Adesso se non state zitti so cazzi vostri, e che cazzi non potete saperlo, visto che non mi vedete: dicevo: non ci sarà mai un punto d’incontro tra bene e male e tra amore e odio.”
“E perché?” chiede l’autostoppista. “Perché non può esserci una mediazione tra due forze così contrastanti, tra l’altro legate tra di loro e capaci di generare guerra e pace, che infatti sono altrettanto contrapposti. Potrei andare oltre dicendo che invece di incontrarsi, queste forze si insinuano tra di loro, ma questa è un’altra storia, la storia della vita.” Risponde la voce.
Dico io: “E quello laggiù lontano?”
“Beh, quello è l’egoismo, che si dirama tra amore e odio…ma è tutto così complicato che non capireste…”. La voce non si fece più sentire.
Andammo avanti fino a raggiungere quella che si rivelò una linea.
“E così questa è la linea dell’egoismo”. Dice l’autostoppista.
“E guarda, la c’è un’altra linea, ma è più sbiadita e sfocata, sarà la linea dell’altruismo”.
“Lo vedi dove s’incontrano? Lontano lontano, quasi non si distingue.”
“Via, raggiungiamolo, sono proprio curioso ora”.
“Ma che c’era di così complicato?”, dice ancora l’autostoppista.
“Boh”.

Due rette sono parallele quando non hanno nessuno punto in comune, perciò sono sempre equidistanti tra loro e per prospettiva si incontrano all’infinito, che detta così farà rivoltare matematici e fisici nelle loro tombe.

Autostoppista: “Perché è così sbiadita la linea dell’altruismo?”
Io: “Non so, forse sarà veramente il riflesso condizionato dell’egoismo”.
Aut.: “Qual è per te una gesto altruistico?”
Io: “Prendere sotto un ternano?”
Aut: “E uno egoistico?”
Io: “Fare retromarcia e riprenderlo sotto?
Aut: “E perché, che c’entra adesso?
Io: “Ma sei tu che ste a fa domande del cazzo, eh su, sto scherzando…te pare che siamo su una situazione seria?” Però avevo le dita incrociate.
Aut: “Ma tutta la storia di prima, cannibali e sesso, che c’entrava con egoismo e altruismo?”
Io: “Ma sai, una storia la racconti per così com’è accaduta, se c’erano i cannibali, non significa che non si poteva parlare di egoismo e altruismo o di sesso: la vita è fatta di storie e la vita non si spezzetta per argomenti e così anche questa storia….”
Aut: “…mmm, sicuro?”
Io: “Beh, di inopinabile c’è solo la matematica…”
Aut: “…e forse neanche quella, ma ti sei reso conto dove siamo finiti? Da cosa siamo circondati? Il punto d’incontro tra egoismo e altruismo, ma dove stiamo andandoin realtà?”
Io: “Chi lo sa, solo destino potrà dirci dove siamo diretti. Se intendevi dove siamo diretti ora fisicamente…chi lo sa, solo il destino potrà dirci dove siamo diretti. Stavolta t’ho inculato io, ah ah…ma io è dall’inizio che mi chiedo una cosa: ma che cazzo vorrà dire soverchio’?”
Aut: “Certo che la vita è piena di domande. Ma da quanto viaggeremo? Un minuto? Un’ora? Un’anno? Un secolo? Non capisco, non sento la fame, ne il bisogno di andare in bagno e guarda la lancetta del gasolio. Tra l’altro l’orologio segna solo l’ora, ma non sappiamo di che giorno e che anno…per fortuna abbiamo questo.”
Io: “E le cartine?”
Aut: “Noooo, trova un modo, porca puttana, come facciamo…”
Io: “Ma t’azzitti un secondo? Sai cosa dice Jack Burton in queste situazioni?
Aut: “No”
Io: “Ora basta”
E continuarono a viaggiare all’infinito.



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