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Se questo è un uomo

 
SE QUESTO E’ UN UOMO

"Chiama lBernacca, Mario, che semo a 'na trentina di km da Valladolid."
"No, tocca chiamà quella ch'abita con lù, m'ha dato l'numero."
"Chiamela allora."
E sì e no e si e no e "chiamela tu" e "ma che glie dico" e tra 'n'insulto e l'altro parla Lorenzo, alla guida in quel momento: "Semo quasi arrivati."
Canizzo: "Eee Mariò e chiama e ssù, a fiss'e'mammeta."
Mario sfruttando tutto il suo savoir faire lubrifica la propria gola con un bel rutto e: "M'avete sfondato i coglioni, brutti drogati cacacazzi…
…Dov'è l'numero de quella m#ç§@££% (madò forse era meglio taglià del tutto sto pezzo)."
E chiamò.
Un bambino di due anni e mezzo prende il telefono della madre e compone un numero a caso, pronuncia parole farfugliate e sconnesse e poi neanche chiude la conversazione. No signori e signore, Mario non era paragonbile a questo bambino. Mario non riusciva neanche a comporre il numero: va bè forse ho esagerato, ma rende l'idea di come stava.
La telefonata fu un monologo... ma Mario non pronunciò parola fino a: "Ho capito, ciao ciao."
Silenzio.
Passa ancora del tempo, guardo Mario che fa altrettanto e dico: "Ma tu ncè capito ncazzo."
Risate, ma chi rideva con più gusto sapete chi era? Mario. Non c’aveva capito niente per davvero.
Arriviamo all’uscità e già non si sapeva se era quella giusta. Un po’ di meraviglia per aver visto le dimensioni della città, decisamente più grande di Perugia: meraviglia sì, ma nessuno si è scomposto più di tanto, anzi diciamo che i nostri visi non avevano più espressione. Spossati, sfiniti, ma, essendo tutti nello stato stato comatoso (Mario stava molto peggio) ci rendemmo conto più tardi di essere ardotti proprio in condizioni da sala di rianimazione.
Gira a destra, no a sinistra, dritto no che c’è la Questura, guarda che semo tornati allo stesso punto, ma voi nce capite ncazzo, e sta città quanti cazzo de semafori c’ha, no di lì c’è il divieto d’accesso, e gira e gira e gira ecco la piazza giusta.
C’è un vigile e noi, con una sagacia da premio nobel, ci fermiamo sulle strisce pedonali, in sosta. Noi, esseri umani tanto tempo fa, scrutiamo il vigile che con passo felpato e na faccia peggio delle nostre, si avvicina con fare minaccioso. Sparando qualche frase in spagnolo, ci fa capire solo a gesti che bisogna spostarci da lì; e dove te parcheggiamo? In mezzo alla piazza quasi sopra un’isola pedonale, vicino alla moto del vigile. Spento il furgone, il rilassamento più totale ci assalì. Il viaggio era finito.
Immobili, non una parola, capacità motorie zero, occhi infuocati.
Cominciava ora il totocoinquilina di Bernardo. Ogni ragazza non sfuggiva all’attento sguardo del sestetto: in particolare la nostra attenzione si era soffermata su una fanciulla ferma sull’altro lato della strada. Ma sarà lei? Pensa se è lei? Tre ore che gli stamo davanti, ma no nnè lè. Per fortuna che poi questa è sparita sennò ancora stavamo a sragionà.
Ad un certo punto Canizzo scende dal furgone e comincia ad esplorare il nuovo mondo…e va a telefonare ad una cabina telefonica.
…Lei ci guardava, noi amebe assolute, Mario poi lasciamo perde: “Siete gli amici di Bernardo?” “eee sì” e zitti. Addirittura c’ha chiesto di farla salire, che figura. E ataccava a parlà: “Duro il viaggio? Sarete stanchi”; ma guarda che facce! Morti no stanchi! E parlava ancora, tant’è che Mario nella sua evoluzione, aveva sviluppato una funzione nuova: alle parole della ragazza, il suo cervello non faceva più filtro (e già, lo faceva con le mani!) e le frasi scorrevano via senza che lui percepisse anche solo la presenza della ragazza.
…Lui ci guardava, noi amebe assolute e pure lui, e soprattutto guardava lei: “E questa chi cazzo è?”. Era Canizzo, tornato dalla cabina. Sembrava un mendicante e si presentò a lei con suddetta frase: un vero signore, eh?
In poche parole troviamo parcheggio (lontano, ma poi si scoprì non tanto), arriviamo a casa….e ci sono i genitori di lei: e noi da vere merde ambulanti cerchiamo di darci un tono ma fu un disastro totale. Non avemmo nemmeno la forza di divorare un piatto di pasta: sembrava che non ci andasse o che facesse schifo; invece la fame era tanta, ma la stanchezza ancor di più. Poi via a prende gli strumenti e farci il bicchierino al bar di passaggio.
Il crollo tanto atteso ci fù poco più tardi: dovevamo uscire, fare baldoria, questi erano i propositi. Ma ndò cazzo vè. Mario e Canizzo spariscono col sacco a pelo, io e Lorenzo ci addormentiamo vestiti e seduti sul divano, gli altri per terra.
E buonanotte.
Ah se volete vedere Mario e le sue condizioni in quel che ho narrato, andate nella sezione foto e cercate la foto con il commento “SE QUESTO E’ UN UOMO” e vi renderete conto.
Ora basta, non ne posso più, sono stato anche troppo logorroico. Ringrazio Mario senza il quale non avrei potuto scrivere le sue performance.

Nooooooooooo. A metà notte rumori, apriamo gli occhi, anzi sfessuriamo gli occhi: erano arrivati Bernardo e Aimone che ci salutavano contenti e facendo casino. “Ma vaffanculo và”, occhi chiusi e mondo dei sogni di nuovo. La mattina pensavo che fosse un sogno.



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